CERETE – L’altra faccia del Cre, il racconto degli animatori: “E’ bello lasciare un segno ai bambini”. “Un’esperienza che forma”, “Nascono anche alcuni amori…”

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Ventinove animatori e un’ottantina di ragazzi, ecco i numeri del cre di Cerete. Batticuore è il nome scelto dal comitato diocesano per l’esperienza più significativa e da sempre al centro delle estati di moltissimi ragazzi bergamaschi. Un batticuore che significa vivere a pieno questa esperienza, trasmettere e ricevere da essa emozione e soddisfazione e saper sviluppare un atteggiamento di apertura verso il prossimo e verso le nuove sfide, non solo di questa avventura, ma anche, una volta conclusa, della vita di tutti i giorni. Chi meglio degli adolescenti, chiamati a fare gli animatori, è protagonista e massimo interprete di questa intensa attività, che li coinvolge per buona parte dell’estate? La loro figura è forse una delle più centrali e, per i ragazzini e i bambini, è il vero fulcro dell’organizzazione del centro estivo.

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Davide, ragazzo di sedici anni ci dice: “Partecipo al cre da quando sono piccolo e fare l’animatore per me vuol dire finalmente raggiungere un punto di arrivo in questo lungo percorso che ho iniziato l’ultimo anno di scuola materna. Certo, è un’attività molto impegnativa e intensa, ma penso che sia un bellissimo insegnamento di vita. Ho capito quanto sono state importanti le passate esperienze, situazioni che ho vissuto gli scorsi anni e l’esempio positivo che mi hanno lasciato i miei precedenti animatori: oggi prendo spunto da tutto questo.” Per tutto il mese di luglio il gruppo degli adolescenti è nel pieno delle danze e deve, da mattina a sera, interessarsi alla macchina del cre. Ma “fare l’animatore è un piacere -continua Davide- perché i ragazzi hanno sempre qualcosa da insegnare e quindi non lo vivo come una fatica”. Dopo due anni di pandemia le cose sono cambiate ed infatti Davide conclude dicendo che “i bambini sono tutti bambini, anche se ho notato che sono molto più tranquilli e gestibili di quanto non fossimo noi alla loro stessa età. Forse questo è dovuto al minor numero di partecipanti a causa del calo delle nascite e alla scelta di alcuni ragazzi, specialmente i più grandi, di andare nei cre vicini per rimanere con i propri compagni delle medie, cosa questa che ci consente però di lavorare meglio e di instaurare un rapporto più stretto con loro”.  Spesso si pensa al cre come limitato al solo mese di luglio, ma in verità come ci dice Luca, che ha solo 16 anni ma è ormai un veterano tra gli animatori…

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