Urgnano, il concerto dell’organista Elena Strina chiude la rassegna “Tra cielo e terra” nata per valorizzare il grande organo Giuseppe II Serassi della Parrocchiale

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«Non senza fatiga si giunge al fine». Così scriveva Girolamo Frescobaldi, mettendo in guardia l’esecutore sui problemi tecnici che avrebbe dovuto affrontare per la realizzazione di un suo celebre brano, la Toccata Nona. Facendo proprio il monito del grande ferrarese, ecco che anche la nuova rassegna “Tra cielo e terra”, nata grazie alla disponibilità della Parrocchia di Urgnano con il proposito di valorizzare il grande organo Serassi del 1798 e affidata alla direzione artistica di Alessandro Bottelli, giunge, con il concerto di venerdì 26 aprile (ore 20.45), alla sua naturale conclusione. Alla guida di questa poderosa macchina sonora, «uno dei più grandi strumenti settecenteschi usciti dalla bottega dei celebri organari bergamaschi, certamente l’unico, per quanto ne sappiamo, con il Principale 32’ reale alla tastiera» (F. Lorenzani), ci sarà Elena Strina. Nata  a Monza nel 1991, ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di 7 anni. Nel 2012 completa con lode la scuola di musica di secondo grado a Nowy Targ (PL). Prosegue gli studi organistici a Cracovia nella Facoltà di Musica da Chiesa presso l’Istituto Interaccademico di Musica Sacra. Ha frequentato numerose masterclass di interpretazione organistica: nel 2011 con Andrzej Bialko all’Accademia Musicale di Cracovia; nel 2014 con Lorenzo Ghielmi sulla musica organistica pre-barocca e barocca sull’organo storico di Krzeszow (PL); nel 2014 con Andrew Reid durante il Festival “Giornate della Musica Sacra” a Cracovia; nel 2017 con Simone Vebber a Merano e a settembre 2021 a Bergamo; ha partecipato inoltre alla masterclass tenuta da Ben van Oosten sulla letteratura organistica sinfonica francese e ad altre incentrate sulla musica organistica inglese con Richard Overill. Ha tenuto concerti in Polonia, Inghilterra e in Italia. Nel 2014 ha suonato in un recital di beneficenza per il restauro dell’organo e dell’abbazia nell’antico convento delle suore Benedettine in Staniatki (PL). Nel 2016 ha partecipato come solista ad un concerto inserito nel Prologo del Festival Internazionale Organistico di Cracovia. A luglio 2020 ha completato il Biennio di Organo con il maestro Simone Vebber al Conservatorio “G. Donizetti” di Bergamo.

Il programma della serata è incentrato su sette autori provenienti da varie nazioni europee (da qui il titolo del concerto: “Nell’arcobaleno dei suoni”). Si comincia con il “Chromatic” Voluntary n. XVIII dell’inglese John Blow (1649-1708), organista e maestro di cappella a Westminster, nominato nel 1698 primo maestro della Cappella Reale. Secondo un uso consolidato nei paesi anglofoni, la musica suonata prima o dopo una funzione viene chiamata indifferentemente voluntary, a prescindere dal vero titolo assegnato al brano dal compositore. Il Concerto del sig. Tomaso Albinoni di Johann Gottfried Walther (1684-1748) è una trascrizione organistica di un brano originariamente concepito per orchestra. Lontano parente di Johann Sebastian Bach, Walther era organista a Weimar, dove esercitò il suo incarico per un lungo periodo. Il suo fondamentale Musicalisches Lexicon (1732) è il padre di tutti i dizionari di musica. Come Bach, trascrisse per clavicembalo o organo numerosi altri concerti di compositori italiani dell’epoca (fra cui quelli di Antonio Vivaldi, Arcangelo Corelli, Giuseppe Torelli). Terzo autore in scaletta, Girolamo Frescobaldi (1583-1643). Ritenuto uno dei maggiori compositori per clavicembalo e organo del XVII secolo, nacque a Ferrara ma ben presto si trasferì a Roma, lavorando come organista e ricevendo apprezzamenti per la sua attività di compositore. Tra le opere più importanti vanno ricordati i due libri di Toccate (per clavicembalo o organo), le Canzoni e i Fiori musicali, brani destinati quasi tutti alle funzioni religiose e ispirati a melodie gregoriane elaborate polifonicamente. Scrive Elena Strina nelle sue note di presentazione al concerto: «L’ottava Toccata dal secondo libro è ben descritta dalla definizione “di durezze e ligature”. È caratterizzata da un contrappunto a quattro voci dove ritardi, cromatismi, risoluzioni eccezionali di cadenze perfette e cadenze evitate provocano un clima di costante instabilità armonica». Nel Versetto n. 12 in re minore di Padre Davide da Bergamo (1791-1863) il clima si fa decisamente più operistico. Considerato il più grande organista della prima metà dell’Ottocento, era nato a Zanica, in provincia di Bergamo. Dopo gli studi con Antonio Gonzales, nel 1818 chiese di entrare in convento nell’ordine francescano dei frati minori riformati a Piacenza, in Santa Maria di Campagna, dove rimase per tutto il resto della sua vita. Amico di Carlo Serassi, intraprese una intensa attività di collaudatore e progettista di organi che affiancò a quella di rinomato organista e compositore. Suo il progetto del grandioso organo della Chiesa di Santa Maria di Campagna in Piacenza, fatto costruire ai Serassi. Vincenzo Petrali (1830-1889) fu organista nel Duomo di Cremona, nella Basilica di S. Maria Maggiore in Bergamo, maestro di cappella del Duomo di Brescia e nel Duomo di Crema, e infine a lungo insegnante presso il Liceo Musicale di Pesaro. Il musicista «vive la sua parabola artistica in un clima organistico ancora caratterizzato da una creatività organistica sinfonico-teatrale, basata sull’organo-orchestra, e dai primi sintomi di un rinnovamento sia organario, sia organistico del quale fu tra i più tenaci e convinti assertori, assieme al nascente Movimento Ceciliano. Pur in un momento alquanto travagliato e contraddittorio per la musica d’organo italiana, tentò di attuare il suo ideale di riforma della musica sacra rispettando la tradizione dell’arte organaria italiana, ancora legata ad una strumentazione orchestrale, comprendendo che essa non era ancora matura per assumere rivoluzionarie svolte costruttive come già avveniva, invece, in molti altri paesi europei. Allo stesso tempo, non si piegò mai totalmente alla moda delle trascrizioni operistiche propria del suo tempo, e nel periodo della maturità sposò con convinzione uno stile alquanto severo, come dimostra l’Adagio per l’Elevazione n. 1 in mi minore» (E. Strina). La Sarabanda, tratta dalla Suite in re minore per clavicembalo, è uno dei brani musicali più belli e celebri di Georg Friedrich Händel (1685-1759), utilizzato anche dal regista Stanley Kubrick nell’arrangiamento curato da Leonard Rosenman e inserito nel suo capolavoro cinematografico Barry Lyndon (1975). Probabilmente Händel, quando compose questa indimenticabile melodia (scritta tra il 1703 e il 1706), s’ispirò a una precedente opera strumentale di Arcangelo Corelli, “La Follia”, ovvero una sonata (con variazioni sull’omonimo tema) inserita quale brano conclusivo della sua celebre Op. 12. Ultimo brano in programma, la Suite du Deuxième Ton del francese Louis-Nicolas Clérambault (1676-1749). Si tratta di una delle due Suite contenute nel Livre d’Orgue, pubblicato dall’autore nel 1710. La suite per organo era composta da un insieme di danze e fu un genere musicale assai coltivato in Francia tra XVII e XVIII secolo. Si ispira alla suite di danze praticata dagli organisti (tutti anche clavicembalisti), ma sostituisce i movimenti di danza con altri tipi di pezzi, dal ritmo e dal nome più adatti alla preghiera e alla meditazione, come preludi, duetti, trii, dialoghi, recitativi, fughe etc.

La rassegna “Tra cielo e terra – L’organo secondo Serassi” si avvale della media partner del settimanale Famiglia Cristiana, del quotidiano Avvenire, di BergamoNews e araberara.

Ingresso libero e gratuito. Per informazioni: 388 58 63 106

 

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