Anche il loro nome è Francesco

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    I nuovi Francesco, quelli che non hanno
    vesti o talari, quelli che non hanno il
    ‘don’ o la ‘suor’ davanti al nome ma che
    ogni giorno si inflano dentro anime e cuori
    e provano a farli ripartire, a farli funzionare,
    in ogni caso a farli vivere. Dopo
    la speranza di una Chiesa nuova con un
    Papa che ha scelto il nome di San Francesco,
    siamo andati nei paesi della nostra
    provincia per raccontare storie di gente
    comune che vive ogni giorno l’esperienza
    del condividere, dell’aiutare, del mettersi
    a disposizione. Che la speranza c’è sempre,
    anche e soprattutto in tempi di crisi,
    e ogni tanto questa crisi si trasforma e
    diventa opportunità di ripulirci l’anima
    e tornare a respirare quello che conta
    davvero: l’essenziale.

    UN PAPA DI NOME FRANCESCO

    Nomen homen. Nessuno di noi si sceglie il nome, ce lo danno i nostri genitori. Che segnano con quel nome un ricordo, una sorta di proseguimento della vita altrui con altri mezzi e altre forze. Poi anche noi, di quel nome impostoci, ce ne facciamo una ragione, a volte di vita. Chi può scegliere, da adulto, il suo nome, indica un proprio personale percorso, un’idea di vita, di identità. Francesco è uno dei nomi che qualcuno (anche in redazione) aveva indicato come segno di cambiamento per il Papa. Una Chiesa che si rivolge ai poveri. Sembra una banalità, basta rileggersi il vangelo. E anche questa sembra una frase fatta. La Bibbia è ancora un bestseller, ma la si compra e non la si legge. Ma la Chiesa di oggi è contestata soprattutto per i peccati (dei suoi prelati e preti) in violazione del sesto e settimo comandamento, non commettere atti impuri e non rubare. Lo Ior, la Banca Vaticana, dove ne hanno combinato di ogni… E’ la Chiesa anche della pedoflia e delle deviazioni sessuali, la stessa che poi vieta ai divorziati di accostarsi ai sacramenti. Il primo messaggio di Francesco I è stato sconvolgente. Ho visto sette Papi nella mia vita e, sarà perché sono vecchio, ho avuto la stessa emozione dell’elezione di Giovanni XXIII. Era il 1958, stavamo studiando. Don Cesani accese la radio in tutte le aule (c’era un meccanismo rivoluzionario per allora che lo permetteva). E quando il protodiacono scandì il primo nome, “Angelum…” capimmo che era Roncalli e sapevamo, anche noi ragazzi di terza media, che la Chiesa voltava pagina. Poi le pagine ingialliscono e c’è bisogno di voltare un’altra volta il foglio. Questo Papa che viene dalla “quasi fne del mondo” può davvero ridare fato alla fede traballante del miliardo e duecento milioni di cattolici. Umiltà e attenzione ai poveri. Proprio i poveri della terra, quelli che non hanno da mangiare e da bere, che sono tagliati fuori da questo mondo. Viene davvero da un altro mondo. E’ un gesuita. Ma attenti, non i gesuiti europei, i gesuiti (per semplifcare) alla “Mission”, il famoso flm ambientato proprio in America Latina. Lo Spirito santo davvero ci ha messo lo zampino, scompaginando ogni previsione. Si ricomincia con qualcuno che sembra stare dalla nostra parte. Parte composita e complessa. Ci toccherà o essere cristiani veri o smarcarci dalla fede di comodo.

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