CASAZZA – Daniele e la sua ‘Bottega della Scarpa’: “Entravo nel laboratorio di papà e zio, il profumo della colla e delle cere…”

Giovedì pomeriggio, pausa pranzo, il sole che batte sulla vetrina allestita d’autunno. Siamo a Casazza, lungo la strada principale, via Nazionale. Qui c’è Daniele, che di cognome fa Facchi, titolare della ‘Bottega della Scarpa’, ci attende all’ingresso. La Regione pochi giorni fa gli ha comunicato il riconoscimento di attività storica. Un motivo di grande orgoglio. Seppur in cinquanta metri quadrati, noi ci ritroviamo un mondo intero. Fatto di scarpe e accessori, di professionalità, impegno, sacrifici, ma soprattutto di passione. Tanta passione. Di questi 57 anni, quaranta sono quelli passati da Daniele tra queste quattro mura, che sono diventate la sua casa. La storia della Bottega della Scarpa risale a qualche generazione prima ed è proprio Daniele a raccontarcela.

Mio nonno Angelo realizzava gli zoccoli, a quei tempi le scarpe erano un lusso…  Poi tutto è passato nelle mani dei figli, mio zio Anselmo e mio papà Giovanni, che lavoravano insieme. Lo zio non era sposato, viveva con la nostra famiglia. Tutto è iniziato tra gli anni Quaranta e Cinquanta, in un laboratorio che si trovava in via 24 maggio, qui a Casazza. Loro quando ancora erano dei bambini lavoravano col nonno e andavano nelle cascine in montagna, nei paesi qui vicini, a prendere le scarpe da poter riparare e poi le riportavano. Si lavorava tanto sugli scarponi o scarpe da lavoro, che erano quelle più utilizzate, mentre la scarpa più elegante si usava nelle occasioni importanti come il Natale o altre ricorrenze. Sono nato e cresciuto in mezzo alle scarpe, quando entravo nel laboratorio sentivo il profumo della colla, della pece e delle cere, prodotti che venivano utilizzati per le riparazioni ed era impossibile non appassionarsi. Mio zio era il tuttofare, quello più ingegnoso, realizzava scarpe su misura ed era suo il compito di finitura. Lo zio oltre al lavoro si dedicava molto ai giovani e allo sport tanto da ricevere un riconoscimento dal Comune, purtroppo è venuto a mancare presto, nel 1983, quando io avevo intrapreso già da qualche anno questa attività in via Nazionale. La licenza risale al 1963 quando è stata fatta richiesta al Comune per vendere le scarpe che loro producevano nel negozio di via XXIV Maggio, gli scarponi, le ciabatte e gli stivali di gomma, insomma le calzature che andavano a quei tempi”.

Prima di andare avanti, restiamo tra qualche sogno, forse difficile da realizzare… “Mi piacerebbe fare ciò che facevano mio papà e mio zio, non posso dirti di no, ci ho pensato più volte, ma oggi ci sarebbero da valutare molte cose. Innanzi tutto in questo periodo non abbiamo alcuna certezza, non sappiamo nemmeno se potremo restare aperti e quindi ogni valutazione è relativa. E poi non potrei di certo adattarmi qui, servirebbe molto più spazio per tutti i macchinari, che tra l’altro abbiamo donato al Comune dodici anni fa per allestirle nel museo, ancora in attesa di spazi. Sarebbe una bella cosa far conoscere ai giovani di oggi i lavori e queste realtà che stanno scomparendo. La passione c’è, ma c’è anche molto da imparare, non è semplice. Soltanto una cosa è rimasta con me, quel tavolino all’ingresso, che si trovava nel loro laboratorio e probabilmente è quello che usava anche mio nonno”….

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