CASTIONE – INTERVISTA AL PARROCO – Un cedro per il ricordo delle vittime del Covid e la campana ha scandito i 41 rintocchi dei morti

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Sin dall’antichità il cedro è un albero simbolo di eternità. Le radici solide che dicono il legame forte con la storia. Il fusto e i rami che si elevano verso il cielo a dire l’orgoglio e la grandezza d’animo. Da alcuni giorni un cedro ha trovato posto nel giardino della casa parrocchiale di Castione. Un albero donato da un giardiniere del paese. Accanto una pietra con una targa che invita a non dimenticare. A custodire la memoria per elevarsi in alto. Il cedro è stato messo a dimora lo scorso 25 ottobre, quando l’Unità pastorale della Presolana e il Comune di Castione hanno celebrato insieme una giornata dedicata al ricordo dei tanti morti per Covid e alla riconoscenza per chi si è dedicato agli altri. Tra le incertezze che permangono e il desiderio di rinascere, una giornata per provare a dare significato al tempo che stiamo vivendo.

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Il 25 ottobre – esordisce il parroco di Castione, Bratto e Dorga don Stefano Pellegrini è stata una data che ha voluto segnare una cesura tra un tempo scandito dalle sirene delle ambulanze, dal suono a morto delle campane, dalle porte e dalle finestre chiuse come i pensieri di tanti, dalle paure, e finalmente un tempo con la voglia di ripartire. Siamo ancora sotto la cappa pesante della pandemia ma vogliamo provare a porre dei segni di speranza: non è solo questione di dati e di numeri, le paure ci hanno bloccato, perché non sapevano, non capivamo… Questo tempo in cui abbiamo imparato a convivere con il virus consente di riprendere la nostra storia: la scuola come la catechesi sono ripartiti, con l’adozione tutti i protocolli necessari, così le celebrazioni in Chiesa e, nonostante le fatiche iniziali, tutti, preti, fedeli e ragazzi, ci siamo adattati”.

Tra incertezze e protocolli, la voglia di tornare a camminare insieme. “Il 25 ottobre è stato un momento che ci siamo regalati per dire ‘siamo qui’, ricordando chi non c’è più. L’abbiamo fatto in particolare con le parole di Ernesto Oliviero scolpite nel marmo all’ingresso del cimitero e con il cedro messo a dimora nel prato della casa parrocchiale, mentre 41 rintocchi di campana ricordavano la lunga teoria di defunti del periodo da febbraio a maggio. Il cedro non è solo radici che dicono la storia e il passato, il ricordo dei morti, ma è anche e soprattutto ai nostri occhi un fusto e dei rami che salgono verso l’alto, che crescono: ci consegnano un tempo da vivere”.

La parte finale della giornata del 25 ottobre, quella dedicata alla gratitudine per chi si è speso per gli altri, non si è potuta svolgere come da programma…

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