GAZZANIGA – Mustang. Viaggio nella Valle più originale dell’Himalaya: l’antico Regno di Lo

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Giordano Santini, da 8 anni è il presidente del Cai di Gazzaniga, ma da 60 anni è un appassionato di montagna e di meraviglia, già, perché Giordano ha viaggiato davvero tanto per portare alla luce e documentare le meraviglie del mondo. 69 anni, ha cominciato ad andare in montagna sin da bambino, poi per lavoro, art director, si è appassionato alla fotografia e ha cominciato a girare il mondo, abbinando la passione della fotografia a quella della montagna, è stato in Patagonia con sua moglie, in Perù sulle montagne sacre, dappertutto ma ora un viaggio davvero particolare, nella zona del Mustang, una zona quasi off limits, per entrarci ci vuole un permesso speciale che Giordano è riuscito ad avere, e una volta dentro si è aperta l’ennesima meraviglia che racconta in questo diario.

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Il Mustang (in tibetano möntang) o regno di Lo, era un isolato reame, alle pendici dell’Himalaya, facente parte del Nepal dal 1789 e dotato di una rilevante autonomia.

Situato nel nord-est del paese e confinante con il Tibet, la popolazione era di etnia thakali e tibetana con prevalenza del gruppo dei gurung. Abolita nel 2008 la monarchia nepalese del re Gyanendra e proclamata la repubblica, si estinse anche il principato del Mustang, inserito nell’omonimo distretto. Una vallata aspra interrotta da piccoli villaggi con culture a terrazzamenti e dominata dal gruppo Annapurna e dal massiccio del Daulagiri.

Lo Mantang ne era la “capitale”

Dopo oltre due anni di inattività legata ai viaggi legata al covid, decido di partire per il Mustang, una vallata arida e particolare del Nepal. La grande vallata si incunea tra i massicci del Daulagiri e quello delle Annapurna e per questo motivo spesso non è lambita dai monsoni lasciando così splendere il sole quasi tutto l’anno.  Due voli perfetti  ci scaraventano nella caotica Kathmandu; molto più caotica di come l’avevo lasciata 17 anni fa. Dopo le solite operazioni di cambio e sistemazioni in modesti Hotel eccoci già a Swayambunath , il colle che domina Kathmandu ricco di stupa e monasteri presi d’assalto da una moltitudine di persone. Scendiamo a Durbar square, purtroppo rovinata dal terremoto del 2015 ma già parzialmente restaurata.

Siamo all’esterno del palazzo che ospita la “kumari”, la piccola bambina selezionata fra tante per le sue qualità e poi tenuta segregata fino all’età dello sviluppo. Una buona cena ci rinfranca e una bella dormita per recuperare la notte trascorsa in aereo. L’indomani, lunedì 23 maggio, ci rechiamo al tempio di Visnù che sirivela un’ottima occasione per fare ritratti a donne e bambine.

Qui l’atmosfera è davvero autentica e gradevole. Una veloce visita al tempio antico dove le famiglie si recano per l’anniversario dei loro defunti.

Eccoci quindi a Bodnath, il grande stupa tibetano con una circonferenza di oltre 500 m .

Un luogo particolarmente sentito dal popolo di origine tibetana. L’ultima visita ci vede a Pashupatinath , con i templi funerari a ridosso del fiume in cui verranno versate le ceneri dei defunti dopo il rogo. Martedì 24 ci trasferiamo in aereo a Pokara , dove il pomeriggio faremo una passeggiata sul colle con tempo coperto e nebbioso che ci nega la vista sul Machapuchare. Mercoledì 25 all’eroporto in attesa del piccolo volo su Jomson che però non partirà per pessima visibilità e quindi ci sobbarchiamo 7 ore di fuoristrada. …

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