GAZZANIGA – Gageniga, in dialetto locale. Appunti di viaggio e amenità, da San Rocco al Bar du Centre, il paese che in 60 anni triplicò i suoi abitanti

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Lucio Toninelli

“Ad 1 km. poco più dal Ponte di Cene, a cavaliere della strada maestra, colla frazione Rova (che è la prima ad incontrarsi per chi, come noi, viene da Bergamo) Mancrina e Valgrù, trovasi l’importante paese di Gazzaniga. Ha una superficie di 1283 Ettari. Ufficio postale proprio, stazione ferroviaria e Carabinieri. Ha una popolazione di ab. 2181. Il suo territorio abbonda di grano turco, frumento, pascoli e legna; celebre è il marmo nero di Gazzaniga che serve anco ad uso di pietra di paragone”.  (G. ZIDIMECO, La Valle Seriana GUIDA descrittiva, storica, artistica e pratica –  Vallardi, 1900)

La prima visita a Gazzaniga – tre settimane fa – è finita con le ruote posteriori della mia auto in una scarpata erbosa, davanti alla chiesetta di S. Rocco di Gazzaniga. Amen.

Seduta stante, ho fatto una ricerca con Google sulle doti taumaturgiche del santo di Montpellier. Ho trovato: patrono degli appestati, dei contagiati, emarginati, ammalati, viandanti e pellegrini, selciatori, invalidi, prigionieri, chirurghi, operatori sanitari, farmacisti, assicuratori, necrofori, volontari, …cani, e protettore delle ginocchia e delle articolazioni. 

Dei coxxxxni, invece, nessuna menzione. L’unica categoria che poteva avvicinarsi al caso mio, era quella dei “viandanti e pellegrini”, sia pure con qualche forzatura. Ma non bisogna scoraggiarsi: niente è per caso, questo è il mio motto. E poi un santo è un santo a tutto tondo. Allora l’ho pregato, implorato: niente. Ho supplicato il motore della Toyota: rombava, le ruote fumavano vangando sempre di più il povero prato. Nulla.

Constatata infine l’impossibilità di uscirne da solo, non mi è rimasto che cercare aiuto negli umani. 

A meno di cento metri di distanza c’era la salvezza: una grossa azienda agricola, zootecnica, casearia. Giganteschi trattori in movimento, di quelli che potrebbero aver creato terrore sulle strade contro le politiche agricole della EU. 

“Azienda Agricola Guerini Ermanno e Nicola”, diceva il cartello. E se non bastasse, un altro diceva: “Trattoria San Rocco”. Grazie, San Rocco: miracolo doppio. Trattori e Trattorie siano benedetti dal Signore in eterno.

Ho fatto appello alla mia natura agricola.

“Buongiorno”, dico a una cortese signora che esce dalla porta del locale. “Lo so che non è più ora di pranzo, ma io sono impantanato nel prato di San Rocco”. 

Empatia all’istante. Sorride materna, anche se potrebbe essere mia figlia.

“Aspetti, ora chiamo Nicola”. Il quale corre solerte – e un po’ divertito – a prendere un trattore medio. Viene sul luogo della mia debacle e in pochi minuti, mi toglie dai guai. Non so se debba ringraziare san Rocco, San Nicola o San Lucio patrono dei casari!

Comunque non ho fatto fatica davvero a tornare alla fattoria a comprare un po’ di ottimo formaggio, stagionato come piace a me. E anche dello stracchino che si scioglie in bocca.  E dello yogurt home made. Si fotta il colesterolo! E ci tornerò a mangiare, promesso. Che diamine! Questa è la solidarietà umana!  Bravi. Grazie, famiglia Guerini. 

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