BERGAMO – LA STORIA – Massimo un anno dopo. “Vivevo in strada, ero un invisibile, mi sono rialzato, lavoro, ho trovato un tetto, mi manca il mio bimbo…”

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BERGAMO - LA STORIA - Massimo un anno dopo. “Vivevo in strada, ero un invisibile, mi sono rialzato, lavoro, ho trovato un tetto, mi manca il mio bimbo…”

Massimo. Un anno dopo. Lo avevamo intervistato un anno fa, a ridosso di Natale, stesso periodo di quest’anno. Massimo, un ‘invisibile’, viveva e dormiva in un parcheggio sotterraneo a Bergamo, dopo aver perso il lavoro e senza il coraggio di dirlo ai suoi genitori. Massimo che mangiava alla mensa di Fra Riccardo e il figlio in affido, lontano. Massimo che arrivava da Ponteranica risucchiato dalla strada. Un anno dopo Massimo è risalito sul treno in corsa e la locomotiva della sua vita la sta guidando lui. Massimo ce la sta facendo. Da solo. Con quella voglia di rivalsa che teneva dentro. Un anno dopo. Come va? “Bene, sì bene, sai, bisogna ripartire da soli, se si aspettano le istituzioni, i loro protocolli resti infilato in un vortice di cose che ti impedisce di riprendere davvero in mano la tua vita”. Un anno dopo, un anno fa vivevi nel parcheggio multipiano a Bergamo. Ora hai una casa, una compagna e un lavoro. Cosa è successo? “Era il periodo delle feste, io stavo nel parcheggio, sentivo le famiglie ridere e scherzare, non ce la facevo, stavo male come un cane abbandonato, mi sono detto ‘o cambi o ti butti da un ponte’”. Detto fatto: “Con l’inizio dell’anno nuovo sono andato subito in Comune a Bergamo per chiedere la residenza fittizia. Sino a quel momento ero un fantasma, non esistevo più. Ho raccontato la mia storia, ho dimostrato fosse vera, erano preoccupati che chiedessi la residenza solo per poi andare magari a carico del Comune ma non era così. Ho detto loro di darmi tempo qualche mese e ho promesso che mi sarei cancellato. Ad aprile ho visto un annuncio di un’azienda che cercava un’autista per carroattrezzi, era stato il mio lavoro in passato, così sono andato, ho fatto il colloquio, mi hanno fatto provare una settimana e poi mi hanno detto che erano contentissimi di me, che mi assumevano a tempo indeterminato. Non avevo detto nulla sul fatto che dormissi in strada, altrimenti avrebbero avuto remore a prendermi, magari pensavano potessi rubare o non fossi una brava persona”. Contratto indeterminato, per tanti un sogno, tu lo hai avuto dopo una sola settimana di prova: “Sì, era l’inizio della mia nuova vita. La mia fortuna era la reperibilità, già, essendo reperibile 24 ore su 24 avevo sempre con me il camion, quindi dormivo spesso in cabina, anche se dovevo nascondermi, nascondere il camion, non volevo che l’azienda scoprisse che dormivo lì. Un mese e mezzo dopo il mio titolare che mi vedeva sempre arrivare al mattino molto presto e vedeva che la sera non avevo voglia di andare via, mi ha chiesto se avessi qualche problema. Gli ho raccontato che avevo una stanza in affitto da una donna Ucraina ma visti i turni di lavoro lei si sentiva disturbata di notte e così dovevo andare via. L’azienda però aveva un appartamento per gli autisti, lì viveva già un altro ragazzo, c’era ancora una stanza libera, così sono andato lì, mi scontavano l’affitto e tutte le spese dalla busta paga. Per me era vitale tornare ad avere un tetto sulla testa. Era il primo punto per ripartire”. Massimo tiene duro, risparmia più che può: “Ho fatto sacrifici enormi, rinunciavo a tutto per mettere via qualche soldo e così a settembre ho fatto due conti e ho capito che potevo prendermi un appartamento per i fatti miei. Ho trovato un bilocale a Grassobbio ma tra anticipo, cauzione, agenzia e tutto quanto ho dovuto sborsare un bel po’ di soldi ma era necessario farlo. In 5 mesi di lavoro avevo fatto un miracolo”….

 

Un anno fa. Massimo: “Invisibile, solo, in strada, dormo per terra, la solitudine, il Natale da soli…”

Oggi è il giorno di Santa Lucia, qui di magie e di doni sembrano essercene pochi anche se poi butti lo sguardo in quello di Fra Riccardo e la magia la senti dentro. Undici del mattino e alla mensa dei poveri si sta preparando il pranzo, fra poco arriverà gente, tanta gente, circa 120 persone. Qualcuno è già arrivato. Massimo, 44 anni di Ponteranica, bergamasco doc, è qui ad aspettare il suo pasto caldo quotidiano, di voglia di parlare sembra averne poco ma poi comincia a raccontarsi: “Fino allo scorso anno lavoravo in un ristorante, lavapiatti, poi con il covid sono stato fermo un anno, a settembre il ristorante mi ha richiamato perché erano soddisfatti di me, mi hanno fatto un contratto di lavoro a tempo determinato, il 28 novembre ero di riposo, si lavorava anche sabato e domenica e il riposo era un giorno a settimana, quel giorno al ristorante sono arrivati i Nas, hanno trovato un lavapiatti senza regolare contratto, i proprietari o mettevano in regola il ragazzo o si sarebbero trovati nei guai, a me scadeva il contratto tre giorni dopo e così mi sono trovato a piedi, senza lavoro”. Una famiglia non ce l’hai? “Quando lavoravo a Milano ho conosciuto una ragazza, mi sono innamorato, ma lei aveva problemi di tossicodipendenza, li ho avuti anche io, ma da 16 anni sono pulito, i miei però non volevano questa storia, mi hanno cacciato di casa, io e lei abbiamo avuto un bimbo, che ha compiuto due anni a novembre. Poi io e lei abbiamo avuto problemi, ci siamo lasciati e ho perso tutto. Quando è nato il bimbo mi hanno chiamato dall’ospedale, la mamma della mia compagna, mi ha chiesto di riconoscerlo che dovevo passargli gli alimenti, ho cercato un avvocato che mi ha sconsigliato di farlo, ero disoccupato, non avevo soldi e così ho perso anche il bimbo. La mia compagna è in una comunità per recupero tossicodipendenti e alla fine mio figlio è stato dato in adozione, non lo vedrò più”. Massimo si ferma qualche secondo, la voce trema: “E io vivo in strada, dormo per terra in un parcheggio a Bergamo. A mio figlio penso tutti i giorni, ma non lo vedrò più. Non ho un posto dove stare, non ho una dimora, sono un invisibile, non esisto”. Già, Massimo sulla carta non esiste: “Lavoro da quando ho 14 anni, però io non ho diritti, non ho niente. Al dormitorio della Caritas ci sono 60 posti ma 54 sono stranieri, pochi italiani, tanti sono ubriachi e io non mi sento sicuro, preferisco starmene solo in un parcheggio”.

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