Omicidio di Grumello, don Alberto Carrara: “Si muore per poco. E si ammazza per poco”

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Don Alberto Carrara, che è stato parroco per 19 anni di Grumello del Monte, è tornato sulla vicenda dell’omicidio dell’imprenditore Anselmo Campa, 56 anni, ucciso a martellate lo scorso 19 aprile nel suo appartamento di via Nembrini (in foto).

“Sto seguendo il caso inquietante di Grumello del Monte – scrive don Alberto su ‘La Barca e il Mare – Chiesa e Dintorni’ -. Un ragazzo di origini marocchine, Hamedi El Makkaoui ha ucciso Anselmo Campa, imprenditore, padre della ex-fidanzata di Hamedi. Grumello la sento ancora come la “mia” parrocchia. Sono stato parroco là per diciannove anni. Quindi sono “costretto” a seguire il fattaccio di cui tutti parlano. Non conoscevo Anselmo Campa che forse non abitava a Grumello quando ci abitavo io. Ma conosco bene il condominio dove abitava, il circolino ARCI dove si ritrovava con gli amici”.

E poi don Alberto concentra le sue considerazioni sull’assassino di Campa: “Si muore per poco. E si ammazza per poco. Hamedi El Makkaoui, dunque, è il ragazzo ventiduenne, di origini marocchine, già fidanzato della figlia dell’imprenditore Anselmo Campa, trovato massacrato in casa, mercoledì scorso. Hamedi El Makkaoui ha ucciso Campa perché questi aveva preteso la restituzione dell’automobile – una Clio – che Hamed aveva in uso e che aveva, pare, pagato solo in parte. I due si sono incontrati martedì sera, probabilmente per una spiegazione, è scoppiato il litigio, Hamedi dice di aver “perso la testa” e ha colpito a martellate Anselmo Campa. Hamedi era stato fidanzato della figlia di Campa la quale, dopo la fine della realazione con il ragazzo, aveva iniziato un lavoro di animatrice turistica a Sharm El-Sheikh. Quando la ragazza è rientrata, alla notizia della morte del padre, Hamedi si è recato all’aeroporto a prelevarla. Non solo, ma, in precedenza, aveva anche fatto le condoglianze alla ex-moglie del Campa. Nessuno della cerchia ristretta dei familiari sospettava. Fatto inquietante, dunque, per diversi motivi. Intanto l’evidenza più impressionante: non solo si muore per poco – si muore per poco, infatti, anche in questi giorni di incidenti sul lavoro e di incidenti stradali – ma si uccide, anche, per poco. Basta una bega per pochi soldi e si rischia una gragnuola di martellate in testa.

Non ci sono più freni morali

Generalizzando e moralizzando un poco, si può dire – si può? – che sono venuti a mancare molti freni morali. A furia di protestare contro le reprimende morali, non si reprime più nulla. O, detto con altri termini, la cultura eccessivamente permissiva non dispone più dei motivi efficaci – che quindi, in qualche modo, funzionino – per dire che qualcosa non è permesso.

Certo, non è sempre così e non è così per tutti. Ci mancherebbe. Ma è così per alcuni e potrebbe essere così per molti. Ma quando succede per alcuni, i molti cui non succede, sono comunque tenuti a pensarci.

Per usare un’immagine un po’ abusata, siamo tutti sulla stessa barca e non è che si salva la barca buttando in mare, di tanto in tanto, qualcuno che non osserva per bene le regole della navigazione. Se le regole della barca non funzionano bene o, addirittura, se sono state abolite, è ovvio che, prima o poi si scoprirà che altri malandrini stanno navigando con noi.

Soprattutto il caso Hamedi ci ricorda che sulla barca – pardon: usciamo dalla metafora – nella nostra società ci sono degli anelli deboli. Sono quelli che si lasciano più facilmente suggestionare. Basta poco e passano subito all’azione.

Nella vicenda di Hamedi impressiona il fatto che, dopo aver ammazzato a quel modo Anselmo Campa, si sia poi recato all’aeroporto a ricevere la ex-fidanzata e abbia fatto le condoglianze alla ex-moglie del Campa. E viene da chiedersi: ma questo ragazzo è capace di prendere sul serio la realtà in cui vive e soprattutto le persone che incontra? Amore e odio, legami e ammazzamenti feroci, per lui, possono tranquillamente convivere”, chiude.

Il curato don Alberto Varinelli ha condiviso le riflessioni di don Carrara aggiungendo poche parole: “Una lettura profonda di quanto avvenuto a Grumello in questi giorni. Un grazie a don Alberto Carrara.
Continuiamo a pregare e a star vicini a questa famiglia, in particolare a Federica e Noemi: sarà prezioso l’aiuto di tutta la comunità. Una comunità unita come Grumello saprà affrontare questa prova difficile, che lascia una ferita profonda nel cuore di tutti”.

 

 

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