CORTENO GOLGI – Simona racconta papà Giacomo, un proiettile nella schiena, la paralisi, la sua forza e quei cacciatori…

Sabato mattina, Simona, la figlia di Giacomo Gazzoli, è dall’altra parte del telefono e la sua voce racconta ancora tante emozioni di quel giorno di novembre di due anni fa. Sono ancora vive, intense. Non se ne vanno. Non se ne andranno mai.

La vicenda (di cui parliamo nella scheda) non si è ancora risolta, è rimasta lì, come in una bolla di sapone, e i suoi feritori, che ormai sono ex cacciatori – ad entrambi sono state sequestrate armi e munizioni risultate compatibili con le schegge metalliche conficcate nella carrozzeria dell’auto – restano soltanto indagati.

Psicologicamente – spiega Simona – fa davvero male non vedere chiudersi questa storia, sono passati due anni e non sappiamo niente, è come se il tempo non fosse passato. Come se tutto quello che è successo fosse finito nel dimenticatoio… e non è giusto, soprattutto per mio papà, a cui hanno rovinato la vita”.

Sì, perché quel giorno alle 15,30 la vita di Giacomo è cambiata per sempre… “Non ci hanno dato nessuna speranza fin da subito, la dottoressa del reparto di Rianimazione ci ha detto che non sarebbe tornato a camminare, il midollo bruciato, il proiettile è esploso all’interno. Dopo un lungo percorso in ospedale è tornato a casa, da quel giorno è costretto a vivere sulla sedia a rotelle, paralizzato dalla vita in giù. Continua a fare fisioterapia due volte a settimana, ma non per tornare a camminare. La vita è cambiata per lui e anche per tutti noi, in particolare per la sua compagna che lo segue con tanto amore e si prende cura di lui… ma forse chi non lo prova sulla propria pelle non lo può capire fino in fondo”.

Ciò che ha salvato Giacomo è il suo carattere forte… “Non è più indipendente, deve essere seguito anche nelle cose più semplici, come farsi da mangiare o una doccia, ma non si è lasciato andare, anzi ha reagito, anche se i giorni non sono tutti uguali nemmeno per lui. Era autonomo, gli piaceva andare per funghi, allenava la squadra di calcio dei bambini a Corteno e prima a Braone… adesso ha ancora il suo frutteto, porta i nipoti, così lo aiutano. Esce con la sua carrozzina elettrica a fare dei giri e poco tempo fa ha fatto la patente per le persone disabili, questo è sicuramente uno stimolo per andare avanti”.

Fondamentale è stata la vicinanza della gente e la solidarietà… “Non ci siamo mai sentiti da soli sotto questo punto di vista e non possiamo che essere felici, lo è anche papà. Ci hanno aiutato a sostenere alcune spese importanti, perché la vita è cambiata anche in questo senso, a casa hanno dovuto mettere l’ascensore per permettergli di entrare, per fare soltanto un esempio”….

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