ROGNO – COSTA VOLPINO – “Sono i bambini che pagano l’incapacità di comunicare degli adulti”

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Con queste righe vorrei dare il mio contributo alla comprensione di quanto riportato nella lettera firmata pubblicata sull’ultimo numero, senza tuttavia entrare nei dettagli della vicenda sia perché non riguardano né devono interessare i lettori, sia perché hanno causato e stanno causando tanta sofferenza ad una bambina, alla sua famiglia ed alle sue insegnanti. La situazione rappresentata nel testo della lettera descrive quello che, senza ombra di dubbio, riconosco come un totale fallimento del dialogo educativo e della collaborazione che dovrebbe instaurarsi tra scuola e famiglia nell’interesse dei bambini. Rilevo tuttavia che quando non si riesce a stabilire la fondamentale alleanza educativa le colpe, generalmente, sono condivise. A scuola i bambini non vengono “catalogati”. Se gli insegnanti, osservando quotidianamente il lavoro degli alunni, maturano il sospetto che un bambino possa presentare dei disturbi di apprendimento, coinvolgono la famiglia con il solo scopo di farsi aiutare. Valutare insieme se sia il caso di svolgere qualche indagine, rivolgendosi inizialmente al servizio fornito internamente alla scuola da un’esperta psico-pedagogista, serve principalmente per fornire agli insegnanti utili indicazioni operative per adeguare la proposta alle caratteristiche del bambino. È scontato che il dialogo con la famiglia, considerata la delicatezza dell’argomento, non sia semplice e non è strano che si verifichino inizialmente incomprensioni ed irrigidimenti. Per fortuna nella maggior parte dei casi, col tempo, questa iniziale situazione di difficoltà si stempera e si riesce ad accompagnare serenamente i bambini ed i loro genitori, pur con le normali fatiche, lungo il percorso scolastico. Purtroppo, però, non è sempre così. Il deterioramento dei rapporti difficilmente riguarda i bambini, che in questo sono molto meglio di noi. Riguarda invece gli adulti. Quando la fiducia nei confronti degli insegnanti è compromessa, ogni azione, anche la migliore possibile, viene inevitabilmente interpretata presupponendo che sia mossa da un intento negativo e quindi ci si trova in una situazione senza alcuna via di uscita. Solo questo è il motivo che giustifica, anche se a malincuore, la decisione di appoggiare una scelta estrema come il cambio di scuola, comunque proposta dalla famiglia. È vero, non è giusto che a pagare il prezzo siano i bambini quando l’incapacità di comunicare e capirsi è degli adulti.

Il dirigente scolastico

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