benedetta gente

    No, non c’è ancora “la quiete dopo la tempesta”. L’inverno del nostro scontento è solo all’inizio e l’anno nuovo è la prosecuzione del tempo con gli stessi problemi, le stesse paure, la nuova rabbia per i pasticci politici e amministrativi, dove le parole vanno a viole, i patti sono inversamente proporzionali ai fatti, gli annunci finiscono a tarallucci e le scuole finiscono sotto le suole. Due anni (scolastici) con una scuola dimezzata, spezzettata, ignorata, sbeffeggiata, apriamo, non apriamo, solo al 75%, contrordine compagni, solo al 50%, macché non abbiamo un piano trasporti, si resta a “distanza”, penalizzando gli insegnanti più innovativi e soprattutto gli studenti che, loro sì, sono al 50% del loro diritto-dovere di apprendimento culturale. La scuola a distanza, checché se ne dica, favorisce l’aspetto nozionistico, al netto della capacità dei ragazzi di usare i mezzi telematici meglio dei loro stessi insegnanti. I vecchi sotterfugi per copiare, per avere suggerimenti, per passarsi i bigliettini durante gli esami incontravano sempre maggiori difficoltà, quelle furbate le avevano praticate anche i loro insegnanti, non li fregavi più. Del resto poi quelle “furbate”, in certi campi, dopo le maledicevi, se avessi studiato adesso me la caverei meglio. Ma erano rimpianti sporadici, la scuola, se ben fatta, ti insegnava un metodo, ti dava una cultura generale, le semplici nozioni finivano nel dimenticatoio come cianfrusaglie di date e nomi inservibili. Ma adesso sono i ragazzi a conoscere meglio di noi la tecnologia e usarla per superare quelle che chiamano “verifiche”, che dovrebbero essere un punto fermo della conoscenza acquisita. In “presenza” un bravo insegnante sa capire perfino dagli occhi del ragazzo se davvero “sa” o se recita a memoria la lezioncina o addirittura annaspa nella più completa ignoranza dell’argomento.
    Un giorno di sessant’anni fa il professore di latino mi chiamò “fuori dal banco” (e dal branco, spesso fin troppo solidale) per tradurre un brano di Tacito, mica paglia. Lessi la prima frase e tradussi. Lentamente. Poi la frase seguente, sempre prendendomi il tempo per raccapezzarmi. Lui fece un sorrisino che già di suo voleva dire, dai, non mi freghi. Poi: “Se ammetti di non averlo preparato ti do sette, se mi vieni a raccontare che te l’eri studiata ti do quattro”. Di lui ho ancora un grande ricordo, è morto solo e dimenticato (non da me) in una casa di riposo per preti, ma ci aveva fatto innamorare della letteratura latina (non della grammatica), che mi è servita, eccome, la cultura serve per qualsiasi mestiere, come diceva don Lorenzo Milani “l’operaio conosce 100 parole, il padrone 1000, per questo lui è il padrone”. E ancora: “Il maestro deve essere, per quanto può, un profeta, scrutare i segni dei tempi, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e noi vediamo solo in modo confuso”.
    Come fate a “indovinare” cosa stanno dicendo gli occhi dei ragazzi se avete un’icona sul computer? Voi parlate e quelli magari stanno chattando col telefonino, come facevamo anche noi sotto il banco il lunedì mattina passandoci l’unica copia della Gazzetta dello Sport durante l’ora di religione, avendo un prete che parlava e parlava con gli occhi chiusi come non volesse essere contaminato dal mondo reale.
    Il disastro di una scuola dimezzata non si misurerà in euro, in fondo ai ragazzi di tutti i tempi fare vacanza, marinare la scuola, passare per il rotto della cuffia, sbarcare il lunario, è sempre piaciuto. Ma c’è stato chi ci ha fatto capire che ad essere “fregati” realmente non erano gli insegnanti… Come ad essere fregati oggi sono i ragazzi e avere un ministro e dei presunti “governatori” di regioni che tengono chiuse le scuole perché non hanno un piano dei trasporti, è il segno del degrado della politica e della stessa società che non si ribella o almeno protesta. Protestano tutti e la maggior parte dei… protestanti è anche genitore. Ma protesta per altro, della scuola dei suoi figli non gli importa. Perché in fondo la disprezza, quello che conta è saper far soldi e a scuola, in presenza o a distanza, non glielo insegnano. Gli possono insegnare a vivere ma che ci vuole, basta essere furbi. E così gli teniamo bordone, copia, cerca su google la risposta, tanto quello/a non ti vede. E i bravi insegnanti, no, non ce la faranno a “indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e noi vediamo solo in modo confuso”.