ARDESIO A Brescello noi ardesiani abbiamo portato in processione sul Po il crocifisso (parlante) di don Camillo

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Vi ricordate Don Camillo in cotta e stola che avanzava solo sulla strada deserta con il suo grande crocifisso tenuto alto con le sue manacce smisurate, fatte per benedire ma usate a volte anche per menarle sulla zucca dei parrocchiani renitenti? Un cane gli andava dietro e don Camillo cercava di scacciarlo con un piede, badando a tenere alto il pesante crocifisso. Che dalla sua croce gli disse: “Lascialo stare don Camillo, così non potranno dire che alla processione non c’era neanche un cane”. Poco più avanti don Camillo vide schierato tutto il paese, con Peppone in testa. E si preparò alla zuffa brandendo il crocifisso come un’arma. Ma la folla si aprì e la processione per la benedizione del fiume si tenne come ogni anno, anche se quell’anno Peppone aveva ordinato di non parteciparvi, per la proibizione di portare in processione le bandiere rosse del partito. Ecco, questo è l’antefatto raccontato da Giovanni Guareschi, l’inventore della saga di Don Camillo e Peppone, da cui sono nati i films famosissimi che di tanto in tanto vanno in onda con sheare incredibili per film così datati. La storia si svolge a Brescello, un paese della bassa dove il sole picchia forte sulle “zucche” e, racconta Guareschi, succedono cose che da altre parti non possono succedere. Nel ricordo della saga a Brescello (il paese dove sono stati ambientati I films) ogni anno c’è la benedizione del fiume, il “grande fiume” della bassa, il Po, che nel racconto è protagonista, con le leggende, la campana della chiesetta sepolta che suona in certe circostanze di disgrazia, la grande (reale) inondazione del Polesine. Cosa c’entra con Ardesio, un paese che sta sull’Asta di un fiume molto più modesto anche se ha il nome impegnativo di Serio?…

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