ALZANO LOMBARDO – Mariangela Carlessi: “Da bambina sognavo di vincere le Olimpiadi, ma ho fatto l’architetto, l’insegnante e l’assessore. Ho la fortuna di fare cose interessantissime”

274

La passione è il motore di tutto. Lo dico spesso anche ai miei studenti quanto è importante avere passione per qualcosa. È una fiamma che va accesa e che però va sempre tenuta accesa”. 

Mariangela Carlessi è molto conosciuta ad Alzano Lombardo, non solo per la sua attività amministrativa (è stata assessore all’Istruzione e alla Cultura), ma anche per la sua professione di architetto dedito al recupero e al restauro di immobili antichi, per la sua attività di volontariato in ambito culturale e per il suo recente incarico al vertice della Fondazione “Giusi Pesenti Calvi”.

Il primo cittadino alzanese, Camillo Bertocchi, stravede per questa sua amica e collaboratrice: “Mariangela è di certo una grande donna, una professionista, una mamma impegnata nel civismo”.

Lei sorride. “Non so se merito questi suoi complimenti, lo ringrazio. Di certo posso dire che nelle cose che faccio metto tutta me stessa, tutto il mio impegno, la mia passione”.

Mariangela è nata nel 1968 e vive nel cuore di Alzano. “La mia famiglia paterna è alzanese, ma i miei nonni venivano da fuori e si erano trasferiti qui agli inizi del Novecento. Avevano acquistato nel centro storico una bella casa, dove adesso vivo io. Ho quindi il privilegio di vivere in un luogo che amo. Tra l’altro, per deformazione professionale adoro questi luoghi ricchi di storia e di storie. Sei tu che ti devi adeguare a loro e assecondare questi luoghi”. 

Da queste parole non sorprende l’attività da lei svolta. “Ho frequentato l’Istituto d’Arte Andrea Fantoni e mi sono poi iscritta alla facoltà di Architettura a Milano. C’è poi stata una specializzazione ‘post lauream’ in Restauro dei monumenti, sempre al Politecnico di Milano e un dottorato di ricerca in Conservazione dei beni architettonici e ambientali all’Università Federico II di Napoli. Lavoravo già durante l’Università ed ho avuto il privilegio si conoscere una persona che ha cambiato il mio modo di vedere le cose. Si tratta del professor Amedeo Bellini, a cui sono tuttora legatissima e che mi ha fatto avvicinare a questo ambito dell’architettura. Io – spiega – pensavo inizialmente di fare l’architetto progettista, invece sono passata ad un altro ambito, quello della conservazione di queste ricchezze del passato, che vanno guardate non come delle cose morte, ma come semi provenienti dal passato e rivolte al futuro”….

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 4 MARZO

pubblicità