SOVERE – Claudia: “Le botte, i carabinieri e il naso rotto davanti ai miei figli. Ci metto la faccia perché noi donne non dobbiamo avere paura”

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Claudia arriva in redazione nel pomeriggio del primo gennaio, col suo pulmino da più posti, perché quando si hanno 4 figli i posti non sembrano bastare mai. Il naso dolorante, sotto l’occhio sinistro un rigonfiamento, i capelli lunghi le incorniciano un viso ancora provato da quella serata del 29 dicembre. Toglie il giubbotto nero, si siede e mentre mescola il caffè della macchinetta prova a rimettere in fila i ricordi. Nitidi più che mai. Gli insulti, le botte, la chiamata ai Carabinieri, un sospiro di sollievo. “Io avevo lavorato fino a metà pomeriggio e quando sono rientrata a casa, le mie due figlie più grandi mi hanno detto di andare a riposare che avrebbero portato loro i due più piccoli al parco giochi. Nemmeno il tempo di sdraiarmi e suona il telefono, Manuela mi chiama per dirmi di scendere subito a prendere L. perché non stava bene, era per terra in strada, vomitava… aveva bevuto, lo faceva spesso. Sono scesa a piedi perché il furgone l’aveva lui, l’ho caricato e l’ho riportato a casa. I bambini continuavano a chiederli, ma li ho tranquillizzati dicendo che aveva mangiato qualcosa che gli aveva fatto male e siamo rientrati. Dopo che aveva avuto una brutta lite con mia figlia e io mi ero messa in mezzo, ci eravamo separati, anche se non legalmente, e quindi l’ho accompagnato nell’appartamento sotto al mio e poi sono salita”.

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