SAN PAOLO D’ARGON – Il ricordo di Pasquale Compagnone

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La famiglia, il Napoli, l’Arma dei carabinieri, i campi, la natura, il vino che si fa rosolio di cielo, la frutta che diventava sapore e colore di vita nelle sue mani. Il mondo di Pasquale non aveva confini, come il suo mare tinto di un azzurro intenso che va a mischiarsi con il cielo e diventa un tutt’uno. Perché Pasquale in quello che faceva metteva quella passione che ti portava dritto dentro nel suo mondo, te lo faceva amare quel mondo e all’improvviso ti faceva amare anche la vitta, quasi senza accorgerti. Quando lavorava i suoi campi che sembravano quadri impressionistici di un’arte che troppi hanno dimenticato, quel raccogliere ciò che si crea, che è poi la metafora della vita di raccogliere ciò che si semina. E Pasquale ha sempre seminato bene, credendo e curando i suoi semi, dalla famiglia, a Ornella, a suoi figli e nipoti, ai fratelli e sorella, agli amici, al calcio, ai carabinieri e alla sua terra, in ogni cosa ci metteva quello che ognuno di noi forse nemmeno sa di avere, quella passione infinita che trasforma davvero tutto in incanto. Come quando un fiore un piccolo ciuffo di erba crescono attraverso una fessura nel cemento. E’ quel senso di meraviglia, che ti fa capire che tutto è davvero possibile. E Pasquale lo sapeva. E ci provava. E ci riusciva. E se non ci riusciva riprovava. E il coraggio di fare tentativi è il treno per la felicità. Comunque vada.

Se ti va.

Vieni ad aprire le finestre delle

mie ore, ho bisogno

d’aria nuova

sui giorni di questo cuore.

Ho bisogno del tuo alito

Che era sempre aria nuova

Che lo sarà sempre

Anche da lassù

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