PIANICO – IL PERSONAGGIO – Nazzareno Lumina e il mondo delle moto: “Correvo con Bagnaia, il papà di Morbidelli era il mio meccanico. Non basta il talento, ci vogliono soldi e sponsor…”

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La moto. Quelle due ruote che ti esplodono sotto il fondoschiena e ti mettono le ali. Quelle due ruote che ti prendono in braccio e ti portano dritti sulla traiettoria dei sogni. La moto, che quest’anno ha visto l’Italia sul tetto del mondo con la Ducati rosso fiammante di Pecco Bagnaia, binomio d’oro quello tra pilota italiano e moto italiana, binomio bissato dopo 50 anni, allora Giacomo Agostini incantò il mondo, quest’anno a incantarlo è stato Pecco Bagnaia piemontese doc. Nazzareno Lumina Pecco lo ha conosciuto bene, ci ha corso insieme, Nazzareno la passione per la moto non l’ha persa, anzi, l’ha ritrovata nonostante tutto e tutti. Perché per fare questo sport servono sponsor, tanti sponsor, e puoi avere tutto il talento del mondo ma solo con quello non vai lontano. E allora proviamo a raccontare questo mondo da chi lo vive dal dentro, non solo per chi lo vede da uno schermo tv: “Dal 2016 ero fermo – racconta Nazzareno – perché dovevo fare una scelta, serviva sempre più budget e io dovevo lavorare, ho avuto un grosso incidente a Imola, campionato italiano, sono caduto in mezzo alla pista, mi hanno travolto e tranciato le due caviglie e così ho smesso”. Nazzareno quando parla di moto si illumina, sembra avere un motore nello sguardo: “Con Franco Morbidelli ho corso insieme nel 2006, nei team ufficiali Livio, il papà di Franco era il mio meccanico e mio padre era il suo, una gran bella persona”. Nazzareno vince gli assoluti d’Italia, insomma, la stoffa era lì da vedere. Nazzareno ha cominciato presto: “A 6 anni con le minimoto, gara di Curno, campionato italiano del 2001. Ricordo la prima moto, è arrivata per Santa Lucia, la mia minimoto Politi, lì ho cominciato e non avrei mai smesso. È difficile andare avanti, servono sponsor e soldi, poi qui al nord Italia la moto non è molto considerata, quando vai a scuola se corri in moto ti prendono per discolo, qui parlano tutti solo di calcio. In centro Italia è diverso, ci sono tante piste, sono molti i ragazzi che corrono”. Nazzareno nel 2014 ha vinto il campionato ktm, poi nel 2015 il passaggio a Honda e poi la caduta a Imola dove ha tranciato le caviglie: “Sono stato sei mesi fermo per infortunio, lavoravo e dovevo fare una scelta, dovevo trovare gli sponsor, rientrare non era così facile e allora ho dovuto dire basta”….

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