INCHIESTA Le M fie allungano i tentacoli nelle valli e laghi bergamaschi Quelle due vittime: il vigile di Gandino e Cristina, rapita e uccisa a 18 anni. E ora esplode il racket dell’edilizia e dei rifiuti. Viaggio nella criminalità

Nella relazione – presentata nel gennaio del 1994 – dalla Commissione parlamentare

antimafia si legge: “La provincia di Bergamo è ritenuta, dagli esponenti della criminalità,

una zona di transito piuttosto sicura, che offre ampie possibilità di mimetizzazione. In

particolare, le valli sono facilmente accessibili (sono frequentate intensamente soltanto nel

periodo delle vacanze) ed è, quindi, agevole affittare delle abitazioni dove trattare affari o,

come è stato scoperto, impiantare delle raffinerie”.

Anche in Val Seriana. Chi? la Mafia? Beh, sulla carta non sarebbe una bella notizia, ma Libera approda in val Seriana proprio perché nel tessuto bergamasco e bresciano la mafia è sempre più presente. Un segnale forte per far capire che la guardia si sta alzando. Libera,l’associazione fondata da don Luigi Ciotti, che dal 1995 s’impegna contro mafie, criminalità organizzata e corruzione, ha aperto un nuovo presidio in provincia di Bergamo. Inaugurata venerdì 17 febbraio, alla faccia della superstizione, presso l’Oratorio Immacolata di Alzano Lombardo va ad affiancare altri due presidi già attivi sul territorio della provincia, quello della Bassa Bergamasca e quello dell’Isola Bergamasca-Valle Imagna, e ad altre iniziative del coordinamento provinciale bergamasco. Il nuovo presidio di Libera in Val Seriana sarà dedicato alla memoria di due vittime di mafia: Alessandro Ferrari, vigile urbano originario di Gandino, ucciso nella strage mafiosa di via Palestro a Milano il 27 luglio 1993; Cristina Mazzotti, giovane ragazza comasca rapita dalla criminalità organizzata a Erba nel 1975, a soli diciotto anni, e successivamente uccisa dai suoi sequestratori.

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La Mafia a Bergamo è cambiata, sta cambiando, ma non diminuisce, anzi, numeri che fanno impressione per un fenomeno che si radica modificandosi. Non è la mafia del pizzo e degli incendi dolosi, non si aggira tra i commercianti e i piccoli imprenditori, ma si annida nei cantieri delle grandi opere e punta al riciclaggio di ingenti somme di denaro. L’infiltrazione malavitosa nella bergamasca è “liquida”, come è stata definita all’inaugurazione dell’anno giudiziario che si è tenuta qualche mese a Brescia, perché si nasconde nelle maglie della burocrazia per aggiudicarsi gli appalti e produce profitto attraverso i reati tributari. Le tecniche di generazione di profitti da attività illecite, infatti, si fanno sempre più sofisticate: meno violenza e più finanza. I reati tributari, come l’evasione fiscale, la bancarotta fraudolenta, l’emissione di fatture false per il recupero del credito dell’Iva, sono in aumento. Il sequestro preventivo di beni e denaro per il valore equivalente è lo strumento più efficace contro questa tipologia di crimini; peccato, però, che non sempre si riesca a sequestrare il patrimonio prima che l’evasore se ne liberi.

I cantieri

La Procura di Bergamo nel 2016 ha recuperato solo 5.597.000 euro sui 45.167.000 disposti. E sono il comparto edile e il settore delle infrastrutture che sono la voce che attira di più i criminali sul territorio lombardo, pieno di grandi opere e cantieri aperti…

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