profughi

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    (p.b.) “Un Arameo errante era mio padre, egli scese in Egitto e vi dimorò come straniero” (Deuteronomio 24,5). Nella mia valle, quando si sciolse la Comunità Grande di Scalve, ci fu una disputa decennale sulla spartizione dei beni (ingenti) tra “originari” e “forestieri” e tra questi erano comprese famiglie presenti in valle da due secoli. Un tale non fu mai candidato a sindaco (pur facendone le funzioni effettive) per il solo fatto che era considerato ancora “forestiero” pur abitando in valle da trent’anni. Chi è davvero forestiero sulla madre terra? E le “colonne infami” che salgono le valli disperate alla ricerca di refrigerio e le scendono con la stessa disperazione la sera della domenica sono di “forestieri”. I villeggianti milanesi nelle valli sono stati vissuti come una risorsa fastidiosa, altri costumi (anche succinti), altro dialetto da sbeffeggiare.

    Lo “jus soli”, diritto del suolo, in Italia non è praticato: lo è in quasi tutto il mondo occidentale e perfino nella maggior parte dei paesi dell’America Latina, chi nasce in un posto è automaticamente cittadino di quello Stato. In Italia lo si diventa alla maggiore età, non senza difficoltà.

    Non è il caso dei profughi che, basta far caso alla radice del vocabolo, indica gente in “fuga” (pro sta per avanti). Fuga in avanti. Verso l’ignoto. Ma perfino noi coltiviamo voglie di fuga verso altri mondi, basta frugarci dentro o andare a memoria: “prendo su la moto e via non mi vedete più”, “via, via, vieni via di qui, niente più ti lega a questi luoghi” “quel ragazzo scomparso al mattino non torna”. Già, ma per andare dove? L’America è stata “scoperta” soltanto 500 anni fa, ancora alla fine dell’800 gli esploratori si inoltravano nell’Africa (sulle cartine si scriveva “hic sunt leones”) e il giornalista esploratore Stanley, andando a cercare un collega disperso, incontrandolo sul lago Tanganica pronuncia la famosa frase: “Il dottor Livingstone suppongo”, ambedue stranieri in terra straniera, stabilirono che il lago non c’entrava nulla con le sorgenti del glorioso Nilo, che aveva generato una grande civiltà che sapeva benissimo, almeno due millenni prima, come stavano le cose. Ed era il 1871, solo 144 anni fa. Ma oggi non c’è anfratto della madre terra che non sia sotto l’occhio del satellite. Siamo tutti qui, per la legge dei vasi comunicanti, si va a ondate umane.

    Più che “migranti” siamo “erranti”, giriamo in tondo, abbiamo creato frontiere e barriere ma siamo su una giostra. I nostri ragazzi vanno all’estero, America, Australia, Inghilterra, perfino Romania. Siamo turisti per caso in posti di cui la mia generazione a malapena sapeva pronunciare il nome.

    Questa invasione non la si ferma con i muri, anche perché il mare è aperto. Tra chi arriva ammassato su un barcone ci saranno anche i furbi e i delinquenti (anche se stento a credere che furbi e delinquenti scelgano quei mezzi traballanti con l’altissimo rischio di annegare). Mi confidava un esponente delle Forze dell’Ordine che finora con i profughi non c’è stato alcun problema di furti. Anche perché i ladri troverebbero da noi un’agguerrita concorrenza: l’Italia è prima per corruzione tra i paesi dell’Unione Europea. Lo dice l’ultima classifica della corruzione percepita, il Corruption Perception Index 2014 di Transparency International, che riporta le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 paesi del mondo. L’indice 2014 colloca il nostro paese al 69° posto della classifica generale, come nel 2013, ultimo tra i membri dell’Unione Europea, raggiunti da Bulgaria e Grecia che migliorano la loro classifica. Adesso dietro all’Italia, in Ue, non c’è più nessuno.

    Il contorno di queste storie che raccontiamo sono anche le differenze di zona. Se teniamo all’immagine di valle (in questo caso Seriana) per finalità turistiche, dobbiamo essere anche consapevoli di quello che facciamo e diciamo (in Tv e sui giornali), perché ha ripercussioni sulla percezione di cultura e quindi di qualità di soggiorno. I dieci Comuni dell’Alto Sebino hanno dato ben altra immagine. L’errore della Prefettura nel concentrare (ammassare) in pochi punti grandi numeri è anche dovuto alla chiusura dei sindaci a ragionare sul fenomeno, lasciando ai privati mani libere e rendite non indifferenti.

    Il risultato sono storie di paure coltivate ad arte e di umanità disperata, che raccontiamo solo a sprazzi. Ragazzi che si sono visti uccidere i fratelli e i genitori hanno speso tutto per metterli in salvo e adesso non sanno come fargli sapere che sono salvi. Oh, Dio, credevano di essere salvi e si sono ritrovati Salvini.

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