Mattia -scuola

    (p.b.) Mattia (terza elementare) sta studiando la linea del tempo, dal big bang alla (centri)fuga delle galassie passando per pangea e pantalassa (ho imparato cose che non sapevo di aver mai saputo), la deriva dei continenti, e insomma la cronologia dell’evoluzione, gli esseri unicellulari (battuta sua sui… telefonini), i pluricellulari, gli invertebrati e i vertebrati, gli anfibi (battuta mia questa volta con lunga spiegazione sugli scarponi militari che si chiamano appunto anfibi) e poi via via i dinosauri e i mammiferi fino alle scimmie antropomorfe. Mettere in ordine cronologico i cambiamenti è la condizione per fare storia, ere e millenni, secoli, decenni e anni solari (tralasciando le ore… legali). Il tutto inquadrato in passato, presente e futuro coniugati dai verbi per allenare e coltivare la memoria.

    Mi è venuto in mente leggendo quello che succede in internet, un librone virtuale immenso ma disordinato. Cercavo notizie su un’azienda in crisi, la notizia è di questi giorni, minaccia di chiusura: trovo la notizia, cassa integrazione, leggo i particolari poi, per caso, vado a cercare la data: è di tre anni fa. Evidentemente la crisi si ripresenta, ma sul web c’è quella vecchia che, siccome è in evidenza, sembra di oggi. In google non c’è cronologia, fai da te, la confusione della linea del tempo, passato e presente in maionese. Ci sono siti di informazione aggiornata, hanno lo stile dei quotidiani, superati però dai “cittadini giornalisti” di facebook, twitter, blog ecc. E cogliere la verità nel marasma rimanda alla domanda di Pilato a Gesù: “Cos’è la verità?”. Del futuro non c’è traccia e il peggio è che ci sembra ovvio non ci sia.

    Il passato. Il passato è mio padre che dondola sui pensieri facendo su e giù per la cucina, ogni tanto si ferma e beve un sorso di vino e di nuovo si perde nel suo passato remoto, “Il passato è mia madre con i capelli neri” che sferruzza sulla sedia di vimini, il passato è una stufa che ronfa con i panni stesi ad asciugare, Il passato è una stalla dove il maiale sente l’odore del sangue e si muove inquieto e la Boba (la mucca) si volta di tanto in tanto a guardare.

    Il passato sono le mani bianche e nodose di mio zio, Il passato è un battello sballottato nella tempesta con le donne inginocchiate a pregare. Il passato è un lungo funerale che sconvolge la vita. Il passato è una rovinosa caduta in bicicletta che mi ha lasciato il segno sulla gamba, il passato è il mio maestro che arranca sui gradini della scuola col bastone, “il passato è la mia voglia di crescere in fretta”, il passato è una ragazza bionda di là del tavolo che mi ha fulminato, il passato è un pianto dirotto di solitudine in un banco di scuola del collegio, Il passato è un disco nuovo portato da mio cugino suonato la domenica mattina per la sveglia di tutta la casa, il passato sono le partite infinite sul sagrato. “Il passato è la mia rabbia che si fa tuono”. Il passato è una corriera rossa che porta lontano. Il passato sono le sere bruciate nel vino a coltivare illusioni. Il passato sono i bruschi e disillusi risvegli.

    Il presente. “Il presente passa e ripassa / come un urlo di sirena / alla fine di una lunga giornata”. Il presente è un’evoluzione verso il niente. E’ il carpe diem di Orazio, il cogli l’attimo del film, che però si colora di nichilismo, dello sbarcare il lunario, della resurrezione scambiata con la metaformosi e ulteriore evoluzione senza punto di partenza, azzerato il passato cosa siamo stati non conta, conta quello che siamo e il cosa saremo non ha più importanza, applichiamo senza saperlo il monito evangelico “stolto stanotte morirai” e allora tanto vale vivere alla grande o almeno tentare di farlo. “Il presente vola e nessuno può dire se è migliore o peggiore”. Il presente è uno che “si monta la testa ed è finita la festa”. Il presente è darsi spallate per un’applicazione ruspante dell’evoluzione della specie, il presente è un continuo braccio di ferro col vicino, “il presente è stanze strette e autostrade infinite”, il presente è tuo figlio che non torna a casa, il presente sei tu che non torni a casa perché hai perso il lavoro, “il presente è una macchia di sangue da 50 Km”, il presente è la paura che ti entrino in casa, il presente è non fidarsi più di nessuno, il presente è la paura di morire soli anche sapendo che “quando si muore si muore soli”. Il presente è sapere che non ci si capisce niente ma fingere di avere una soluzione per tutto, il presente è come il campionato, si ricomincia sempre da zero punti, “il presente è un fiume di sole con giovani vite”. Il presente però è ancora amare ed essere amati. Il presente è Mattia che gioca con la sua vita.

    Il futuro. Il futuro è un periodo ipotetico del terzo tipo. (p.b.)

    (Le frasi in corsivo sono i testi di Roberto Roversi, musiche di Lucio Dalla dall’album “Il giorno aveva cinque teste” 1973).