Lucciole sui sentieri

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    Mi riparo dentro un pezzo di biscotto al cioccolato, guscio mattutino da mischiare con porzioni di quello che capita. E’ sempre un casino rimanere smisurata nell’impero delle misure. Con un cuore che ogni tanto sa di mandarino sbucciato, un po’ secco, che ha bisogno di battiti succosi, caldi, avanzo di questo disordine di parole, gente e casini.

    Sui balconi torna il sole come si deve, le asciugatrici riposano nelle caldaie, e le lenzuola asciugano e riempiono lo spazio tra terra e cielo, e mi fanno star bene. E mi ricordo quando con i miei occhi appuntiti nuovi di zecca, roba di poche primavere, sul tavolo di legno della nonna disegnavo cavalli bianchi che correvano sotto cieli blu, e io come loro trotterellavo nel mondo, un animale non sa che c’è la morte, e vive e basta, e corre e si prende la felicità. Piega l’erba. Come la pioggia fa col prato. Come un pallone tirato da un bimbo. Come il grillo con la notte. Come una cicala con la formica. Come la nutella con il pane fresco. Come lo zucchero con la ciambella. Come il miele con il latte. Come un bacio con le labbra.

    E così prendo il mio cuore in mano e lo porto a vedere i balconi pieni di lenzuola mentre aspetto che ci cresca dentro ancora l’entusiasmo. Io i giorni con il sole li ritagliavo come foglie appena spuntate e inventavo alberi e giardini. Io le ombre della sera le attaccavo ai muri, come edera, e le immaginavo profumate di ricordi. Che non sono mai specchi. Ma lucciole che illuminano nuovi sentieri.

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