La Cina è troppo vicina

    (p.b.) Questa è una notizia che è stata tenuta sottotraccia. La rivelo in esclusiva. Ieri sfiorato l’incidente diplomatico tra Italia e Cina, Renzi stava per ritirare l’ambasciatore da Pechino. Frenetico tentativo di ricomporre una vertenza che aveva sfiorato la dichiarazione di guerra.

    Il buon senso ha voluto che evitassimo di metterci contro il miliardo e mezzo di cinesi, avendone milioni in casa (difficile conteggio). Il tutto è successo su un campo di Brescia città quando una sfida di calcio tra cinesi e italiani a un certo punto si è fermata per un rigore contestato. Il cinese terzino ha dichiarato un “cambio portiere” (in italiano) al volo nell’evidenza che il portiere titolare non prendeva la palla diretta in rete e l’ha fermata lui con le mani. Uno dei giocatori italiani gli ha detto “chèste regole te le tégnet a ca’ to, ché l’è rigore”. Non si sa cosa abbia capito il cinese. Apriti cielo. Dopo dieci minuti di insulti (si suppone fossero tali, anche perché alla dichiarazione “guarda che io il cinese lo capisco” il cinese difensore ha replicato “scusa”, ammettendo il fatto), si è tirato il calcio di rigore. Goal. In palio c’era il… campo nel senso che le due squadre si contendevano l’utilizzo del campo sportivo. Solo che i cinesi, lasciando il campo, si sono portati via il pallone (made in china). Il calciatore italiano era… Tea. Mattia, Nicola, Davide erano a fianco della loro capitana nella contestazione. Il ragazzo cinese, a suo dire, si chiamava Salvatore. Il problema è che tutti i cinesi in campo sostenevano di chiamarsi Salvatore. Ecco perché i cinesi non muoiono mai. C’è sempre un Salvatore di ricambio.