Bergamo, “Cara Santa Lucia…”: la 12^ edizione dell’iniziativa di beneficenza si trasferisce nell’antica Chiesa di San Nicolò ai Celestini

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È un programma festoso quello proposto dal gruppo musicale “Il Sottobosco” per “Cara Santa Lucia…”, l’iniziativa di beneficenza creata nel 2012 da Alessandro Bottelli che giunge quest’anno alla dodicesima edizione. Nella bella cornice della chiesa di San Nicolò ai Celestini, l’ensemble strumentale, nato quasi quarant’anni fa intorno ai flauti dolci, offre un menù leggero (ma non troppo), certamente adatto per un pubblico di bambini e famiglie, favoriti anche dall’orario pomeridiano (inizio alle ore 16) e dall’assenza di competizione con la partita dell’Atalanta.

L’ascolto dei flauti dolci impiegati in modo moderno e versatile non è per nulla consueto, anche se nel nostro territorio, grazie ad alcune valide intuizioni dell’infaticabile organizzatore Alessandro Bottelli, si sono concretizzati momenti d’ascolto veramente interessanti.

Il concerto prenderà l’avvio con un dialogo tra due mondi sonori distanti tre secoli; un “usignolo” ed un improbabile uccello esotico si scambiano pareri sulle cose. Gli autori sono due specialisti nello stesso campo: Jacob van Eyck, fiammingo, pubblicò un’amplissima raccolta di temi con variazioni, un vero trattato pratico sull’arte della “diminuzione”, mentre Hans Martin Linde, svizzero, è stato uno degli artefici della rinascita novecentesca del flauto dolce, dedicando a questo strumento, di cui era virtuoso, numerose composizioni.

Si entra poi nel pieno “sound” del Sottobosco con El Villano, una brillantissima danza popolare del rinascimento spagnolo. Il giro armonico su cui si basa non è dissimile dalla ben nota “Bergamasca” e sostiene una serie di virtuosistiche variazioni affidate ai diversi strumenti. Il clima cambia con le due successive canzoni natalizie. La prima, Hush my dear, lie still in slumber, è una delle numerose versioni musicali di un “inno” di Isaac Watts (inizio XVII secolo). Se ne conoscono alcune elaborazioni polifoniche per coro, abbastanza famose. La scelta del Sottobosco è quella di mantenere in evidenza l’essenzialità melodica senza sovrapporre eccessivi elementi polifonici. La seconda, Quand li bergè, è una breve melodia, ripetuta più volte, come un carillon meccanico che ricomincia sempre da capo con piccole aggiunte successive, e poi si spegne.

Vista la vicinanza con la festività di S. Lucia, non poteva mancare un rimando musicale. La storia dell’omonima canzone può sorprendere. Composta dal napoletano Teodoro Cottrau, a metà Ottocento, viene ripresa da cantanti famosi, non solo italiani (c’è anche Elvis Presley), ma non ha direttamente a che fare con la Santa protettrice degli occhi fino a quando viene tradotta nei paesi scandinavi e rimane associata alla tradizione della Santa che porta i doni nelle case. Tradizione nordica quindi, adottata anche in alcune località italiane, ma non dappertutto. La prima sezione del concerto si chiude con l’Autunno di Ugo Gelmi, il fagottista del gruppo, che nel 2014 ha composto l’intero ciclo delle Quattro stagioni come già fecero molti autori nel passato (non solo Vivaldi!). Volendo istituire un parallelo fra “Le stagioni della terra” e le stagioni della vita umana è facile associare all’autunno l’inizio del declino, la malinconica riflessione sulle età passate… Nulla di tutto ciò nell’Autunno di Gelmi: le reminiscenze dell’estate sfociano in danze festose e vivaci, come nelle sagre di paese citate nel sottotitolo; dunque ancora vita piena, ancora gioia intorno al fuoco con castagne e vin brulé.

Si prosegue poi con la prima esecuzione di Se una notte d’inverno un paio d’angeli…, fiaba musicale natalizia scritta dalla compositrice riminese Marialuisa Balza (docente presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma) su testo di Alessandro Bottelli, poeta, scrittore e direttore artistico della manifestazione, e illustrata dalle luccicanti tavole originali di Elena e Luca Zanini. Il racconto, che prevede una serie di interventi sonori obbligati disseminati nel corso della narrazione, ha per protagonisti due piccoli angeli, che, ad un certo punto, decidono di allargare i propri orizzonti entrando in una zona del cielo ancora del tutto inesplorata, mai visitata prima d’ora. Qui, con grande stupore e meraviglia, qualcuno affida loro una delicata missione da svolgere.

Via del Sottobosco, ancora del fagottista Ugo Gelmi, è un motivetto arguto e scanzonato, sigla del gruppo, che ricorda le musiche dei cartoons e che introduce al clima degli ultimi brani in scaletta. L’appropriazione e l’elaborazione di qualsiasi materiale musicale sia ritenuto in qualche modo interessante è una caratteristica fondante del Sottobosco, che propone due lavori famosissimi presso i bambini e, per motivi diversi, presso alcune generazioni di adulti. Old Mc Donald had a farm è una canzone tradizionale inglese la cui origine si perde indietro nel tempo ma che si stabilizza pian piano intorno ad un testo ben noto, che passa in rassegna gli animali della fattoria rifacendone il verso. Tradotta in più di trenta lingue diverse, in Italia divenne celebre per la strepitosa versione del mitico Quartetto Cetra, certamente noto ai nonni. La versione italiana, “Nella vecchia fattoria”, ben presto fu inserita nei repertori per l’infanzia, grazie alla struttura ripetitiva e accumulativa, che costituisce anche un utile gioco di memoria. Il brano successivo, Ninna nanna del chicco di caffè, potrebbe essere un buon punto di partenza per scrivere un interessante saggio di storia del costume, di storia della TV e di tanti aspetti sociali e culturali dell’Italia degli anni ’70. Fu cantato allo Zecchino d’Oro da una bimba di 3 anni, proprio nel 1970. Non vinse ma divenne celebre diffondendosi in moltissime case dove c’erano bambini in tenera età da addormentare al momento giusto. Leggendo i commenti (numerosissimi!) sotto i video di Youtube relativi a questa ninna nanna, si scopre che ancora oggi molti di quei bambini d’un tempo, nel risentire la canzoncina sono presi da nostalgia o da commozione riandando col pensiero chi alla mamma chi alla nonna da cui la sentivano ripetere in continuazione. Alcuni poi, diventati a loro volta genitori, l’hanno trasmessa ai figli.  Il concerto si chiude, dopo una piccola sorpresa di cui ovviamente non si può sapere nulla, con L’Allodola, un brano vorticoso ispirato ad una composizione di un musicista rumeno dell’800, Anghelus Dinicu, resa poi celebre dal nipote Grigoris, violinista e compositore. Questo pezzo faceva parte del repertorio del gruppo ungherese degli Ex Antiquiis, che si esibì a Bergamo moltissimi anni fa, invitato da Gioventù Musicale. Tra i musicisti di allora, un ottimo “dolcista”, (neologismo che indica i suonatori di flauto dolce), a quanto rivela Alberto Bonacina, il fondatore del Sottobosco, lasciò su di lui una traccia indelebile sia per la “scoperta” del flauto dolce come strumento nobile, sia per l’originalità della proposta musicale nel segno dell’appropriazione libera di ogni genere di musica.

A fine concerto, uscendo dalla chiesa, gli spettatori troveranno il dono di una installazione luminosa site specific ideata dai fratelli Zanini e riecheggiante temi e motivi già presenti nel programma musicale. Le offerte raccolte saranno interamente devolute al “Progetto Kanengo” avviato in Malawi dalla Procura Missionaria delle Suore Sacramentine, inteso alla creazione di una struttura scolastica elementare e di un centro di assistenza per i bambini di età compresa tra 0 e 12 anni.

I concerti si avvalgono della media partner di Famiglia Cristiana, Avvenire, BergamoNews e araberara e di Eliorobica come sponsor tecnico.

Ingresso con offerta libera. Prenotazione obbligatoria (posti limitati) al: 388 58 63 106

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