L’INTERVISTA Mons. Francesco Beschi sette anni sul Colle Hic manebimus optime

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Gli scandali, le parrocchie,  gli oratori,  il seminario,  i laici, i profughi,  i… funerali.

E la vita privata  del Vescovo

Piero Bonicelli

Il Colle è sempre lì, introdotto dalla piazza che è “vecchia” per definizione, il grande porticato lastricato, le facciate del Duomo e quella (laterale) di S. Maria Maggiore. Incredibilmente ci sono giapponesi che fotografano, che non fanno più notizia se non per la banalità dell’evento, da che fotografano a raffica anche a S. Siro i loro connazionali che sudano (si fa per dire) nelle due squadre meneghine. Il cancello che dà sul viale si apre lentamente. E incredibilmente fotografano anche me che lo varco con la deferenza acquisita nel mio passato (remoto).

Ma poi è tutto confidenziale, il piccolo studio, la stretta di mano che un tempo sarebbe stata la genuflessione per baciare l’anello. Ma questo è un Vescovo che, come sapevo, è in piena sintonia con Papa Francesco. C’è ancora nell’aria l’eco dei brutti giorni che ha passato la Chiesa di Bergamo, un altro scandalo, un altro prete che è caduto rovinosamente. E anche questa volta il Vescovo Francesco (homen nomen) ha reagito, non ha nascosto la polvere sotto il tappeto di una delle grandi sale che ad attraversarle incutono ancora soggezione…

riportiamo uno stralcio della lunga intervista:

Il seminario è stato accusato di essere il luogo dove possono nascere alcune deviazioni sessuali. In realtà bisogna ricordare che i casi conclamati di pedofilia nel mondo non riguardano tanto i preti: nel 99,7% di tratta di persone ‘normali’; i preti coinvolti sono lo 0,3%. Ma creano scandalo. Il film che ha appeno vinto l’Oscar tratta questo argomento, in America ha spopolato, forse perché là c’è stata in questi anni una politica di occultamento del fenomeno pedofilia. E si sta diffondendo una sorta di diffidenza sul rapporto tra preti e giovani. Il che sembra in contraddizione con quanto si diceva prima sulla mancanza dei preti in oratorio… Da una parte c’è la richiesta di una sua presenza, dall’altra c’è questa nuova diffidenza.

Purtroppo alcune situazioni pesano molto sulla vita di tutta la Chiesa e provocano le reazioni che lei ricordava. Debbo dire che a fronte del numero dei preti diocesani, questi casi sono molto rari. Questo non ne diminuisce la gravità, non diminuisce ildolore, la consapevolezza delle conseguenze che questi fatti hanno sulle vittime e sul sentire della comunità. Che cosa facciamo per prevenire questo?Mi sono interrogato a lungo: le assicuro che sotto il profilo della formazione umana e psicologica, anche dopo il seminario, noi mettiamo in atto un accompagnamento reale delle persone,con professionisti preparati che accompagnano i preti anche nelle questioni relative alla sessualità e all’affettività. Si può sempre fare di più”.

Si trova bene a Bergamo? “Sì, ringrazio Dio, sento molto forte la responsabilità di questa Chiesa che ha non solo una storia ma una volontà di continuare questa storia, che mi impegna e mi insegna molto. Ritengo di dover dare tutte le energie che merita e conoscendone sempre di più il volto ne rimango sempre più affascinato: questa è la Chiesa di Bergamo”.

Quando gira nelle parrocchie, cosa le chiede la gente? E cosa invece vorrebbe che le chiedesse? “La visita vicariale è sui temi della carità; non sono ancora a metà, ma sono impressionato dal livello degli interventi e delle domande della gente. Al mattino incontro i preti, al pomeriggio gli ammalati e i preti anziani e la sera incontro la gente: una breve relazione e poi uno spazio libero per le domande. Il livello è molto elevato, non ci sono questioni banali. Le più ricorrenti sono quattro: 1) come possiamo aiutare le persone in difficoltà nelle nostre comunità? Caritas, centri di ascolto, aiuti materiali, promozione umana… 2) il grande tema degli immigrati. Intervengono molto spesso anche i sindaci: interventi e confronti costruttivi 3) la famiglia e l’educazione, i figli e le prospettive 4) il tema del lavoro: non solo come si può aiutare, ma cosa si può fare.

Insomma, gli incontri sono di una ricchezza molto forte”.

Cosa le manca? “In questo momento coltivo la speranza che la comunità cristiana superi una certa paura: la paura di perdere il passato molto ricco e la paura di fronte a un futuro molto incerto. Coltivo dentro di me la speranza che il modo di superare questa paura esista realmente. Coloro che formano la comunità cristiana, il Papa in primis, ci dà un grande aiuto quando, ad esempio, ci richiama alla ricerca continua della gioia di essere cristiani: persone che alimentano la gioia di essere cristiano”.

Cosa le manca come uomo? Andare al cinema, uscire, giocare a carte…? “A Cuba dove sono stato poche settimane fa ho giocato a carte con una nonnina cubana che mi aspetta ogni tre anni: ha vinto lei, abbiamo giocato a briscola, e poi si vantava con tutto il paese di aver battuto un vescovo. Sì, mi piace giocare a briscola”. Film: “E’ tanto che non ci vado. Purtroppo ho poco tempo. Fatico ad andare anche ai concerti che sono la mia grande passione. Le sere libere sono pochissime”.

Cosa fa un Vescovo la sera? “Sono quasi sempre fuori o impegnato. Stasera ad esempio vengono i ragazzi del seminario: facciamo una chiacchierata, facciamo uno spuntino. Domani sono in Cattedrale. Insomma, sono spesso impegnato la sera”. Non riesce a girare la città da solo? Qualche passeggiata? “Mi piace molto la città, mi trovo benissimo ma di fatto non riesco, sono sempre in movimento per qualche impegno”. E chi glieli prende, tutti quegli impegni? (Beschi ride): “Io. Il segretario mi aiuta. Mi resta la passione per la musica e ogni tanto mi leggo qualche articolo su concerti che non sono riuscito a seguire”. Primo di cinque fratelli, quando vi vedete? “Tutti insieme a Natale, quando facciamo un concertino qui a casa”.

Chi le cucina? “Quando c’era mio papà sino a tre anni fa, cucinava lui: era bravissimo. Poi è morto. Adesso, spesso sono fuori nelle parrocchie e mangio lì, qualche volta in seminario, oppure mi arrangio”. Lei e il suo segretario? “Sì; frequentemente viene mia sorella e ci pensa lei. Altrimenti, per fare una pasta o una minestrina me la cavo. Sui secondi sto su cose semplici, affettati o una buona bistecca. Fino lì io e il mio segretario ce la facciamo”. Non c’è un cuoco. C’è almeno qualcuno che fa le pulizie? “Due donne che si occupano della struttura e quindi anche del mio appartamento e della biancheria. L’appartamento del Vescovo è molto grande ma io lo uso in minima parte, c’è poi lo spazio per il mio segretario e una stanza dove prima c’era mio padre e ora usata da mia sorella, quando viene. Una veranda e una grossa biblioteca”. Cosa legge? “Nei ritagli di tempo, mi piace la letteratura, ho appena letto ‘Il cielo dei violenti’ un romanzo di Flannery O’Connor, mi piace tutta la letteratura, anche la saggistica, sto leggendo una raccolta di editoriali ‘Non si può tornare indietro’” di Christian Rocca”.

C’è un sole primaverile sulla città. Il viale gira sulle aiuole, il cancello si apre silenziosamente, qualcuno evidentemente segue i miei passi fin oltre il grande Battistero. Non ci sono più i giapponesi con le loro macchinette fotografiche, Faccio a ritroso il percorso dantesco. Dalla “più spirabil aere” sprofondo su città bassa, intasata dalla frenesia del traffico e del trafficare….

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