L’INTERVISTA – “Mia figlia, 13 anni, il calvario dell’anoressia. Nessuna struttura idonea e lei che soffre. Ora mangia solo se imboccata dal papà”

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So solo io cosa ho sofferto in questi anni per chi mi ha preso in giro”, poche parole sussurrate con tutta la rabbia che una ragazzina di 13 anni può avere dentro. E di fronte il cuore di una mamma che si gela, incredulo. E poi una diagnosi dura da accettare: Anoressia. E questa è la storia di una famiglia che da aprile dell’anno scorso sta combattendo una battaglia difficile, ma con la determinazione di chi non ha intenzione di mollare nemmeno per un attimo. Non utilizzeremo i nomi dei protagonisti – che ci hanno chiesto di restare in anonimo per tutelare la ragazza -, ma qui i nomi non servono.

Partiamo dalla fine. “Siamo andate in ospedale a Seriate – racconta la mamma – il 25 ottobre e siamo state dimesse i primi giorni di dicembre, un mese e mezzo di ricovero. Dal punto di vista fisico sta meglio, ma il lavoro da fare è tanto, è un percorso molto lungo. Il primario è stato schietto, mi ha detto che in ospedale hanno fatto tutto quello che potevano, ma ora c’è la parte psicologica da affrontare ed è quella più importante”.

Torniamo ad aprile, come ti sei accorta che qualcosa non andava? “Aveva un atteggiamento strano, diverso dal solito. È sempre stata una ragazzina introversa, ma era spenta, usciva di meno con gli amici, rimaneva molto tempo in camera da sola e parlava meno. Mi sono preoccupata, ma certo, mai avrei pensato di finire in questo incubo”.

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