Il sindaco che sposa i Gay Gabriele Prandini, il giovane sindaco di Braone (Val Camonica) che ha aperto ai matrimoni tra persone dello stesso sesso: “La mia battaglia contro le associazioni che chiedevano obiezione di coscienza. L’amore va oltre la ripr

315

Aristea Canini

Gabriele Prandini, classe 1980, sindaco di Braone, un paesino a metà Valcamonica (che fa parte dell’Unione dei Comuni dell’Unione Media Val Camonica – civiltà delle pietre, con i Comuni di Cerveno, Capo di Ponte, Ono San Pietro e Losine), poco sopra Breno, quasi 700 anime, attraversata dal torrente Palobbia che in estate diventa la… spiaggia degli abitanti della zona. Gabriele, laurea in Informatica, è il primo sindaco ad aprire le porte al matrimonio tra due persone dello stesso sesso, giusto subito dopo l’approvazione della Legge Cirinnà, e adesso dopo mesi di polemiche e discussioni cominciano a seguire a ruota anche la città di Bergamo (in questi giorni si sono tenute le prime unioni civili di fatto) e a effetto domino potrebbe toccare anche ad altri paesi della provincia. Gabriele intanto si prepara a celebrare un matrimonio tra due persone dello stesso sesso, due uomini che arrivano dalla Valtellina, celebrazione per fine agosto: “Ma la data non la dico perché loro non vogliono e il rischio è che ci si ritrovi qualcuno che magari ha qualcosa da ridire”.

Gabriele è balzato alle cronache nazionali per essere il primo sindaco ad avere aperto alle unioni di fatto dopo l’approvazione della Legge Cirinnà di qualche mese fa, Gabriele da sempre in prima fila per i diritti civili, in questi giorni è alle prese con richieste di matrimonio da parte di persone dello stesso sesso che arrivano da tutto il Nord Italia: “I prossimi dovrebbero essere due uomini di Rovigo e poi ci sono richieste un po’ dappertutto”, un po’ a sorpresa sono molti di più gli uomini che ne fanno richiesta, rispetto alle donne: “Attualmente siamo a 5 coppie maschili e una femminile”. Tutto comincia mesi fa quando l’associazione Pro Vita Onlus, che già durante le audizioni alla Commissione Giustizia della Camera aveva avanzato l’ipotesi di inserire l’obiezione di coscienzanella legge sulle unioni civili,scrive a tutti i sindaci d’Italia per chiedere l’adesione alla loro campagna. Lo scopo è quello di portare in Parlamento la proposta di modifica del testo per permettere ai sindaci e agli ufficiali di stato civile perprofondi convincimenti morali e religiosi”di rifiutarsi “in coscienza di celebrare quello che è sostanzialmente un matrimonio omosessuale”….

SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 26 AGOSTO

pubblicità