GIRO D’ITALIA – Il poker orobico che ha incantato il Giro d’Italia: Pesenti, Gimondi, Gotti e Savoldelli

Quattro bergamaschi. Il poker orobico è servito. Anche se la speranza è che di bergamaschi con la maglia rosa all’ultima tappa ne arrivino ancora. E tanti. Ma per ora si vive di ricordi. E che bei ricordi. Così mentre Lovere è vestito di rosa da mesi e si prepara a entrare nel vivo dell’evento sportivo dell’anno, in questi giorni sulla bocca e nel cuore degli appassionati torna alla ribalta il poker d’assi dei bergamaschi vincitori.

  1. Antonio Pesenti, ‘il muratore

di Zogno’ batte il Leone delle Fiandre

E’ il 1932 e il Giro d’Italia segna il numero 20. Tredici tappe per 3235 km. Arrivo all’Arena di Milano. E all’Arena a braccia alzate arriva lui, Antonio ‘Tone’ Pesenti, gregario di Umberto Binda, per tutti il ‘muratore di Zogno’. Tone batte quello che tutti chiamavano il ‘Leone delle Fiandre’, Joseph Demysere. Classe 1908, è morto il 10 giugno del 1968, professionista dal 1929 al 1939. Pesenti gregario di poche parole ma abituato a gradi fatiche, nel 1931 e nel 1032 si piazzò terzo e quarto al Tour de France.  La prima vera celebrità orobica su due ruote, che sfiorò anche dalla conquista del Tour, 5 anni dopo aprì in via Pignolo, il più bel negozio di bici di tutta la città.

1967 Gimondi sulle Tre Cime

di Lavaredo stacca Merckx e Motta

E’ l’8 giugno. Sulla carta estate. In realtà sulle Tre Cime di Lavaredo è inverno, nevica, di brutto. Diciannovesima tappa del Giro d’Italia. Si pedala a fatica. Neve a larghe falde, temperature rigide, strade imbiancate, i tifosi non ci pensano su due volte e spingono i corridori, che si fanno aiutare, non ce la fanno più. Felice Gimondi, uno dei sette corridori al mondo ad aver vinto i tre grandi Giri (3 volte il Giro d’Italia, il Tour de France nel 1965 e la Vuelta nel 1968) quel giorno ha più benzina nel cuore degli altri, e per gli altri intendiamo gente del calibro di Merckx e Motta, indossa la maglia rosa ma dopo una fatica bestiale la tappa viene annullata. Secondo la giuria troppe irregolarità, spettatori che spingevano, altri che si facevano trainare. Un caos. Impossibile stilare una classifica onesta. Gimondi la prende male. Dopo una faticaccia del genere chiunque l’avrebbe presa male. Vuole ritirarsi. Lo fermano in tempo. Gli parlano. Lo convincono a partire il giorno dopo. E dopo due giorni la maglia rosa torna sulle sue spalle, la benzina del cuore non era finita, anzi. E alla fine il suo duello con Anquetil rimane nella storia. L’11 giugno 1967, dopo 3572 chilometri Felice Gimondi entra nell’albo d’oro del Giro d’Italia e nel cuore di tutti i bergamaschi.

Ne vincerà altri due, nel 1969 e nel 1976….

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