LIVIDI E BRIVIDI

    Il cappello del cielo addosso a ripararmi il cuore e poco i capelli, quelli restano liberi di prendersi quello che vogliono. Sbatto l’anima dappertutto, a volte si copre di lividi, a volte di brividi. Dipende. Ma la costante rimane la mia salita al Santuario del mio paese, che io torni da notti a colori o da giorni in bianco e nero poca importa. Finisco sempre lì. E rientro nel mondo leggera. Il Santuario è la mia centrifuga, la mia lavatrice, la lavastoviglie dei resti dei battiti del mio cuore. Ma ad accompagnare la mia salita ci sono, c’erano sempre, loro, donne del paese, che salivano anche loro, per i fatti loro, recitando ad alta voce rosari che a me sembravano lezioni di matematica a scuola, noiose ma forse poi neanche tanto. Oppure donne che incontravo mentre andavano a comprare il pane o se ne andavano al cimitero a trovare pezzi di cuore. E col tempo sono diventate non amiche, ma guscio. Quasi amorevoli con me, con i miei pezzi di notti livide. Poi un po’ alla volta questi volti si sono fatti da parte, si stanno facendo da parte, uno alla volta, e la mia salita si è fatta nuda, e le case sembrano vuote, sono vuote, il borgo sembra che dorma e invece è in coma nemmeno troppo vigile. L’ultima ieri, Giuseppina, che al Santuario era sempre la prima, che quando io salivo alle 7 lei scendeva già e mi sorrideva e poi dopo i primi sorrisi ha cominciato a salutarmi e poi a chiedermi qualcosa e poi ogni volta c’era sempre una battuta in più. Il Santuario resiste. Noi no. Sorrido pensando a quando anche io lo guarderò dall’alto come loro. E’ tutto così strano. Il casino di questa vita che mi fa inciampare in qualche pensiero dei miei poggiati in giro come scatoloni. Bicchieri sudati, troppo ghiaccio, anime senza scarpe, musica troppo alta, gli Europei di calcio, un pallone che tutti vogliono nella rete degli altri, gli anni che scivolano via e ti fottono il tempo, gocce rosse di dolore e di passione, quei meravigliosi vecchi da raccontarci storie anche senza lieto fine. E a un certo punto il domani arriva e anche una roba che pensavi fosse amore finisce da qualche parte insieme a tutto il resto in uno scatolone che ti accorgi di avere aperto troppe poche volte.

    Aristea Canini