EXPO: QUELLO CHE NON DICONO

     

    Anna Carissoni

    Sono partiti su tutte le reti RAI gli spot di presentazione di EXPO. Il tema centrale è noto: “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”. Gli spot sono proprio suggestivi

    e tutti impostati sull’idea che bisogna preservare le risorse naturali per le generazioni a venire e garantire a tutti cibo pulito ed a buon mercato e vogliono convincerci che a Milano ci sarà un evento straordinario incentrato sull’agricoltura, sul cibo sano, sul paesaggio e sul territorio da valorizzare e da difendere. In più, ci viene ribadito che EXPO avrà un’enorme benefica ricaduta sull’economia e creerà migliaia di posti di lavoro.

    I fatti però, finora, ci dicono ben altro: EXPO 2015 ha significato 1000 ettari di suolo agricolo già cementificato con padiglioni, piazzette tematiche, raccordi autostradali e rotonde: come “nutrire il Pianeta”, cioè, con altre colate di calcestruzzo e di asfalto su terre fertili, cemento pagato, naturalmente, con le nostre tasse.

    E chi troverà spazio nei padiglioni di EXPO? Le multinazionali dell’agroindustria e degli OGM, cioè i pochi padroni che comandano sulle terre del Pianeta, spesso rubandola alle popolazioni locali, nonché strozzando i piccoli produttori costretti anche a comprare le loro sementi geneticamente modificate…

    E chi sarà lo sponsor ufficiale dell’acqua, altro elemento indispensabile per “nutrire il Pianeta”? Nientemeno che la San Pellegrino spa, a sua volta controllata dalla multinazionale Nestlè. E questo nel Paese dove 27 milioni di elettori dissero no, con un referendum, alla privatizzazione del servizio idrico!

    Quanto all’aumento dei posti di lavoro, finora si sono visti aumentare solo quelli nati nella Procura della Repubblica per le inchieste sulla corruzione e sulle infiltrazioni mafiose. E non pare che ce ne saranno altri, dal momento che è in corso una grande campagna per trovare i “volunteer Expo”, cioè i volontari, che notoriamente lavorano gratis.

    Né gli spot né i servizi giornalistici ci informano poi delle manifestazioni di protesta che si susseguono numerose perché una parte importante della popolazione di Milano e dintorni da tempo esprime il suo dissenso e la sua opposizione al megaevento, definito “energivoro, generatore di debito, diffusore di cemento e dispensatore di precarietà, lavorativa e non”.

    Mi dicono poi che già in molte nostre scuole sono arrivate dalla Regione circolari che raccomandano la partecipazione in massa delle scolaresche ad EXPO: il biglietto di ingresso costa 32 euro per ogni alunno, e, visto che nessun genitore vorrà fare la figura del crumiro e negare ai propri figli quest’esperienza, c’è da immaginare che i soldi li tireranno fuori tutti, seppure “obtorto collo” perché non si tratta di una cifra da nulla. Non so quanto fa 32 moltiplicato per tutti gli scolari e gli studenti della Lombardia, ma mi sa che è una bella sommetta: e a chi andranno tutti questi soldi?

    Temo che questa domanda rimarrà senza risposta. E che non ci sarà nessuno spot televisivo a dirci che, la “grande occasione di crescita rappresentata da EXPO”  non farà “crescere” altro che il cemento, il debito pubblico e la precarietà.