Angeli e Santi

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    Lo sguardo avanti. Lo sguardo indietro. Come quando aspetti le primule e poi quando sbocciano, guardi avanti e pensi ai tulipani. Non ti fermi mai sull’adesso. Vedere solo il principio e la fine. E io rimango disponibile all’incertezza. E la chiamo Meraviglia. E la chiamo libertà. E mi scuote il vaso che trabocca. L’ultima goccia. Il braccio che mi ha tolto la presa mentre passava un treno di paura. Quando è arrivato quel bivio senza indicazioni. La rottura. Lo strappo.

    E mi sono rammendata come un ricamo alcune ferite dell’anima e ora sembra un centrino di quelli che mi faceva vedere mia nonna. Senza quello starei dormendo adagiata senza Meraviglia. Come una commedia che arriva in fondo senza farti ridere e nemmeno piangere. Senza sale. Senza vita. Senza niente.

    Ho patito la carestia di carezze e ora ne conosco il dolce peso. Ho parcheggiato in mezzo al nulla, dove stanno facendo lavori solo al cielo e di strade non ce ne sono. Percorro ciò che voglio e mi perdo a volte troppo spesso. Il telefono scarico e una casa di cuscini. Ascolto il mare da una conchiglia che tengo in tasca. Bevo birra rossa con gli Angeli. Ogni tanto ho incontrato Santi. Li incontrate anche voi. Sono persone che si comportano decentemente in una società indecente.  E rompo l’uovo di Pasqua della vita per trovarci dentro ogni volta un frammento di cuore nuovo. Un puzzle. Che canta.

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