CERETE – LOVERE Riccardo, il libraio che riapre il mulino: “Ha sempre fatto parte della nostra quotidianità. Così daremo da mangiare alle menti e ai corpi”

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Per le vie del centro tornerà il profumo del grano appena macinato e il tempo sarà nuovamente scandito dalla ruota che gira con la forza dell’acqua. E il passato si farà subito presente. Lo storico mulino, dopo il momento più buio della sua storia con la tragedia che s’è portata via Roberto Giudici nel 2012, tornerà a vivere e lo farà insieme al ceretese Riccardo Oprandi, 43 anni, di professione libraio.

Sono andato via da qui quando avevo diciotto anni e sono tornato in paese poco più di un anno fa con mia moglie Marta, che con me condivide oltre alla famiglia anche il lavoro della libreria a Lovere. Poi c’è il mio primo figlio Simone, 22 anni, e i due piccoli, Filippo, 6 anni, e Isabella, di otto mesi – racconta orgoglioso -. Ho sistemato casa in via Piave, a 100 metri dal mulino, vicino alla chiesa”.

Il mulino è spesso protagonista dei ricordi legati all’infanzia di Riccardo: “La presenza dei mulini qui era molto forte, c’era il mulino di sopra e il mulino di sotto, quello che ho rilevato io, e di grandi mugnai come Vincenzo e Pietro Giudici che hanno segnato il lavoro e la vita di questa via. Ero molto piccolo, ma ricordo ancora il camioncino di Vincenzo passare da qui quando partiva per andare a portare la farina in Valle Camonica o in Val Seriana, era un continuo su e giù. Passavo davanti ai mulini quando andavo a scuola, vedevo i mugnai impegnati davanti a quelle enormi macine. E poi era bello vedere delle persone che venivano da lontano a macinare o a far macinare il proprio grano o il mais piuttosto che ad acquistare la farina. Ci andavo anche io ad acquistare il sacchetto di farina gialla per fare la polenta. E poi il suono del mulino… faceva parte della nostra vita di tutti i giorni”.

Il rientro a Cerete e quel silenzio che sembrava quasi innaturale hanno acceso la miccia: “È successo tutto un po’ per caso, qualche mese fa. Era tanto il dispiacere di vedere un’entità così importante per il nostro paese ferma, quasi addormentata… sì, io la vedo come una sorta di guardiano di questo luogo. Quando poi hai tra le mani dei testi, in particolare il volume di Cerete scritto dalla maestra Laura Ferri, che identifica le radici di quel mulino attorno al XV secolo, beh, capisci cosa è stato quel mulino, che valore ha avuto, quante persone e famiglie ha visto passare, quante generazioni e magari quante sofferenze ha conosciuto. Insomma, non potevo proprio pensare di vederlo così. Un giorno, ero in macchina, ho incrociato Vincenzo Giudici che insieme al fratello è il mugnaio storico, ha più di 80 anni, ma una forza fisica e mentale incredibile. Mi sono fermato per chiedergli come stesse e abbiamo iniziato a parlare del mulino: “Censo, lo facciamo ripartire?”. Mi ha guardato: “È lì, se vuoi è pronto… partirebbe anche subito”. E poi ha aggiunto in dialetto: “Cumprel (compralo, ndr)” e così è stato. Purtroppo questo mulino è stato segnato da una vicenda orribile, la morte del nipote di Vincenzo, ma credo che anche per la famiglia sia un modo per ridargli una vita, dargli un’altra possibilità… per loro significa molto visto che è di proprietà delle famiglie Giudici da fine Settecento. Vincenzo mi raccontava spesso che insieme a suo fratello ci hanno sempre lavorato anche quando erano molto piccoli, a mezzanotte salivano a casa e chiamavano il papà che proseguiva la notte… il mulino era attivo 24 ore su 24”….

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