BERGAMO Gori, terzo sindaco d’Italia nei sondaggi, fa l’antirenziano e sfila la protesta alla Lega…

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Quel titolo sparato in prima pagina da L’Eco di Bergamo di domenica scorsa, “sindaci (e Gori) contro Renzi” può aver dato fastidio a tanti dirigenti di centrosinistra, ma probabilmente non al primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori,

che con la sua presenza sabato mattina nell’aula di Palazzo Frizzoni, insieme a poco meno di un centinaio di sindaci di area lega/centrodestra, ha voluto marcare la sua autonomia dal Governo centrale (e da Renzi) e restare alla guida dei 242 comuni.

D’altronde anche la sua elezione nel nuovo consiglio provinciale e la delega al turismo assegnatagli dal Presidente Matteo Rossi, dimostra che oltre a fare il primo cittadino del comune capoluogo è sua intenzione essere il capofila nei rapporti con Regione (frequenti ormai le sue lettere all’assessore regionale Sorte sul collegamento Bergamo-Milano) e Roma (le critiche per i tagli agli enti locali non si contano).

Ma forse non è solo una lettura politica quella che dobbiamo dare.

C’è una parte più psicologica, come una sorta di rivalsa per qualche schiaffone preso dal segretario nazionale del PD, dopo che nel 2012 (durante le primarie Bersani/Renzi) l’ex manager di Magnolia lo ha seguito passo passo, giorno per giorno.

Ma qualcosa fra il primo ed il secondo turno (eravamo nel dicembre 2012) si è spento, e il feeling fra i due è svanito. (…)

L’articolo prosegue spiegando i vari passaggi che hanno “gelato” il rapporto tra Gori e Renzi.

SU ARABERARA IN EDICOLA PAGG. 8-9

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