ARDESIO – Tornano la “scasàda dol Zenerù” e il Convegno “Vivere in montagna: protagonisti!”: la poesia di Flaminio e i ‘sacri bronzi’ dei campanili

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Definito dagli studiosi di folklore uno dei “riti agro-pastorali di propiziazione per il risveglio della natura”, tra i pochi che sopravvivono in Europa e segnatamente nell’arco alpino, lo Zenerù, personificazione simbolica del gelo e dei disagi dell’inverno verrà puntualmente ‘scacciato’ anche quest’anno, la sera del 31 gennaio, per preparare il terreno al ritorno della primavera, proprio con la stessa intenzione con cui in altre Valli delle Alpi bambini e ragazzi corrono per i prati “a ciamà l’erba”, e gli amici di Ardez, nel Canton Grigioni, paese gemellato con Ardesio, fanno festa per la “chalenda ‘d mars’, anch’essi affinché la neve si sciolga presto e lasci il posto al riverdeggiare dei pascoli e dei boschi: tutti riti che hanno accompagnato la civiltà agro-silvo-pastorale per almeno diecimila anni, sopravvivendo sia alla cultura accademica che a quella ecclesiastica, e che oggi ricevono attenzione anche da parte della tv e dei social, e tutti accomunati tradizionalmente dall’utilizzo massiccio di campanacci, perché il rumore, insieme al fuoco purificatore dei falò che distruggono i fantocci rappresentanti la cattiva stagione, è elemento essenziale alla buona riuscita della ‘scacciata’…

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