VILMINORE – SPOON RIVER – Antonio Scaramèlõ, Margherita, la Dina, la Nùs-ciadõ, la Lisa, ol Durì e ol Roberto

C’é un luogo in un paese che merita di essere vissuto, quello é il camposanto. È come sfogliare un libro con pagine di pietra, illustrato con tanti ritratti, un libro che parrebbe in bianco e nero, se non ci fossero i colori vivaci dei fiori, tanti fiori. Raccoglie la memoria storica di un paese, la sua identità collettiva. E pezzi del nostro cuore. Entro e mi viene incontro il silenzio, un silenzio che davanti alle lapidi si fa voce, sorriso, ricordo. Sfoglio senza fretta quelle pagine, leggo gli sguardi, scruto le espressioni di tanti visi conosciuti, alcuni sorridenti, la maggior parte seri; dentro ogni foto una storia, lunga per alcuni, consumata in fretta, troppo in fretta per altri. Si ritrovano persone con cui abbiamo condiviso attimi di vita, o una vita intera. Raccontano quelle lapidi tante storie personali o di famiglia, lapidi collettive queste ultime, alle quali spesso si aggiunge una nuova foto; ci sono poi tombe doppie, due visi sulla stessa lapide, due vite intrecciate, alcune risalgono ad epoche lontane, agli ultimi decenni dell’Ottocento, come quella di Antonio MagriScaramèlõ‘ e della moglie Francesca Tagliaferri, baffi a manubrio e sguardo fiero, lui, aria dimessa, fazzoletto nero in testa, lei….

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