VILLA D’OGNA – LA STORIA Lucia nella pallavolo: strappo al polpaccio, torna in campo, immobile ma… la fiaba diventa realtà Non c’era una sostituta, si rischiava la sconfitta a tavolino. “Dovrò muovermi con le stampelle per un po’ ma va bene così, sono felice di quello che abbiamo fatto tutti insieme”.

Lucia non ha mollato. Lucia ha tenuto duro. Lucia ha stretto i denti. E ha vinto. Avrebbe vinto comunque. Anche se il risultato non fosse stato quello previsto. Avrebbe vinto perché ci ha messo il cuore. E quando ci metti il cuore non perdi mai. C’è un proverbio giapponese che dice ‘La forza di volontà attraversa anche le rocce’. Lucia Bianchi è una ragazza che gioca a pallavolo in un periodo come questo dove l’individualismo è esasperato, Lucia ha mostrato un’altra faccia dello sport, quella dell’unione.

Serata di fine marzo, Palazzetto dello sport Fausto Radici di Villa d’Ogna. Due squadre sul rettangolo di gioco. Misto volley.  Black Sheep e VolleymaniaNembro rispettivamente la settima forza del campionato e la seconda. “Aspetto non secondario questo perché dà ancor più valore a quello che è successo – racconta l’allenatore Giuliano Domenighiniprimo set giocato da entrambe le compagini con buona intensità, forse qualche errore di troppo da parte della Black Sheep ha portato il Nembro a vincerlo per 25 a 22. Inizio secondo set, siamo sul 3 a 1 per la Black Sheep quando dal campo una giocatrice (probabilmente la più piccola tra tutte) mi chiama chiedendomi un time out perché ha sentito un colpo al polpaccio. Tutta la squadra si avvicina alla panchina aiutando la ragazza che ribadisce di aver sentito uno strappo forte al polpaccio. Già nell’osservarla rientrare in panchina si nota che l’infortunio è serio e che il suo proseguo è  fortemente in dubbio. Ma perché chiedere tempo invece che un cambio, cosa tra l’altro normale in una situazione simile? Perché… il cambio non c’è, in panchina non c’è nessuna ragazza che può entrare al suo posto e sostituirla. L’arbitro chiama le squadre in campo per fine time out, la ragazza coraggiosamente rientra, ma l’arbitro nel vederla zoppicare vistosamente interviene, scende e concede alla Black Sheep (mostrando grande sensibilità) alcuni minuti per confrontarsi e verificare l’entità dell’infortunio”.

La ragazza è Lucia, ha dolore forte, uno strappo al polpaccio: “Un ragazzo della panchina, operatore in Croce Blu, corre in macchina per cercare un bendaggio che possa sostenere la parte lesa, altri provano a contattare altre ragazze tesserate per vedere se possono in tempo breve essere lì per sostituirla. Due rispondono, una è troppo lontana, mentre l’altra che era già inserita in distinta (ma chiamata all’ultimo per lavoro non aveva potuto essere presente) risponde che ha finito il lavoro ed è a pochi chilometri, non ha con sé le cose per giocare ma la soluzione è farla giocare con la divisa della ragazza infortunata. Bene, si dicono tutti, il tempo che l’arbitro ha concesso è terminato e la squadra deve rientrare in campo. Lucia non ha il men che minimo dubbio e pensiero ‘mi spiace ragazzi ma non riesco’….

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