VERTOVA – Leonardo, 13 anni, e la vittoria ai campionati internazionali di matematica, ora rappresenterà l’Italia a Losanna: “Non sono un secchione, suono la chitarra e gioco a calcio”

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A  chi pensasse che  un  campione di matematica di 13 anni  debba inevitabilmente essere un  ragazzo-prodigio che sta tutto il giorno sui libri, isolato dal mondo, senza amici,  senza altri interessi,  insomma un secchione francamente anche un po’ antipatico, bisognerebbe far conoscere Leonardo Riva, lo studente di Vertova che  ha appena vinto la 29esima edizione dei Campionati internazionali di giochi matematici organizzati, per l’Italia, dall’Università Bocconi di Milano: cambierebbe subito idea, perché Leonardo è un ragazzo simpaticissimo, solare ed estroverso,  che non ‘se la tira’, che si racconta volentieri, incline  all’umorismo e amante degli scherzi:

“Alla finale dei Campionati svoltasi a Milano mi aveva accompagnato mia zia Susi, insegnante di matematica anch’essa appassionata a questo genere di gare. Quando sul cartellone elettronico sono comparsi i risultati della gara, la zia voleva telefonare a mia mamma comunicandole subito il bellissimo risultato, ma io l’ho pregata di dirle che mi ero classificato 76esimo su 100 perché volevo farle uno scherzo, oltre che una sorpresa, dal momento che i miei non si aspettavano affatto questa vittoria e nemmeno ci credevano…E così una volta tornato da Milano con una bella coppa  e scoperto così il risultato ‘vero’, abbiamo festeggiato alla grande, quella notte in casa nostra non ha dormito nessuno….”.

Leonardo, che frequenta la 2° media alla scuola “S. Angela” di Fiorano, descrive con l’allegria nella voce il percorso che l’ha portato fin qui:

“Per il Campionato di quest’anno c’era stata una prima fase on line, superata la quale ho partecipato alle semifinali presso il Liceo ‘Leonardo’ a Brescia. Da lì alle finali nazionali di Milano, il 14 maggio: eravamo in 400 e dovevamo risolvere 10 quesiti in un’ora e mezza. Ma nessuno ne ha risolto più di 8, nemmeno io, solo che a farmi vincere hanno contribuito due cose: il tempo impiegato – nel mio caso minore a quello degli altri – e il fatto che ad uno dei quesiti, il più ostico e al quale tanti hanno risposto in modo sbagliato, l’ho risolto  sulla base di un’intuizione che mi è venuta pensando ad un gioco simile che avevo già fatto con zia Susi…Insomma, lo ammetto, ho avuto anche un po’ di fortuna. Del resto, per risolvere i quesiti proposti da questo genere di gare, non serve stare tanto sui libri, memorizzare formule e teoremi e fare calcoli complicatissimi, perché è l’intuizione che ti aiuta; non si tratta di procedimenti meccanici, è come inventare qualcosa, lo stesso quesito si può risolvere in maniera diversa a seconda del ragionamento che si fa… Insomma bisogna attivare la fantasia, e questo è molto entusiasmante e divertente”….

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