VERTOVA – IL PERSONAGGIO – ‘Beppe turbo’, quel giorno all’Alpe d’Huez, la più grande tappa del Tour, Vertova e la sua ‘curva’

Il Tour de France è appena finito, un Tour di quelli che hanno stravolto un po’ tutto e tutti, nomi nuovi alla ribalta, il covid ci ha messo del suo, preparazioni stravolte e quando si parla di Tour, la gara a tappe per eccellenza, in valle si parla di Beppe Guerini, Beppe Turbo. 

Giuseppe Carrara, ex sindaco di Leffe, amico di Beppe racconta la storia di un personaggio che qui ha fatto sognare tutti.

*  *  *

Giuseppe Carrara

Se l’immagine di “Beppe turbo”, davanti al “Pirata”, rimarrà la foto più bella di sempre, la vittoria all’Alpe d’Huez è di gran lunga l’azione più importante, che rimarrà impressa nei ricordi di ogni tifoso del campione ciclista Vertovese. Ma per capire la storia di Guerini Giuseppe, classe 1970, bisogna rifarsi alla sua giovane età. Come ogni bambino di quegli anni, Beppe, seguì le orme del padre, ciclista dalle belle speranze. Nell’epoca precedente, fare un allenamento e partecipare ad una gara era quasi un lusso. Le imprese di Coppi e Bartali, avevano segnato l’epoca della “Liberazione”, dalla guerra e dalla povertà. E così, per ogni ragazzo della Valseriana come Beppe, ascoltare un racconto del proprio padre, significava sognare ad occhi aperti. Poi fu proprio lui a fare sognare i suoi tifosi, ad occhi e bocca aperti. 

Dopo diversi successi fra le categorie inferiori, passò al professionismo in punta di piedi. Ma si capì da subito quale fosse la portata della sua classe. A quei tempi la concorrenza era spietata. In bergamasca, un podio al giro d’Italia, sembrava il minimo sindacale per definirsi un buon corridore. 

Fra Savoldelli, Gotti, Gualdi, Mazzoleni, Lanfranchi, Belli, Serpellini, Valoti e compagnia bella i due terzi posti alla classifica finale del Giro d’Italia non avevano ancora segnato la differenza con i “rivali-amici” di terra bergamasca. E così, in quel giro d’Italia del 1998, Guerini se ne andò a prendersi una storica tappa; a Madonna di Campiglio vinse davanti a Pantani. Fu l’anno in cui il “Pirata” dimostrò di essere su un altro pianeta, in ogni senso. 

Beppe tenne le “ruote ben appoggiate a terra”. Dopo quella stagione passò alle “Telecom” di Jan Ulrich. 10 “Tour de France” a servizio del simpatico ed estroverso capitano tedesco, tutti portati fino a Parigi. E proprio in quel 1999, Beppe entrò a fare parte dell’olimpo del ciclismo internazionale. Ulrich non poté prendere parte alla “Grand boucle”, per un incidente. Beppe aveva carta bianca. ..
SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 25 SETTEMBRE