VERTOVA – Da luglio per entrare in Valvertova si deve pagare. A quando il ticket per Città Alta, i Borghi, la Diga del Gleno, le Cascate del Serio e le montagne?

Vi ricordate il film “Non ci resta che piangere”? C’è una scena esilarante per cui chi passa la frontiera viene fermato: “Chi siete?” “Cosa portate?” “Quanti siete?” “Un fiorino”. Sarà così anche per la Valvertova, solo che un fiorino non basterà. Si paga per avere accesso a una valle. E’ un precedente che può fare scuola. Non è il parcheggio dell’auto, che bisogna comunque lasciare in paese e poi avviarsi a piedi, e nemmeno la prenotazione in se stessa per il numero chiuso “per evitare assembramenti”. E’ l’accesso stesso alla Valvertova che diventa a pagamento.

La cifra magari è abbordabile (se non per famiglie o compagnie numerose) ma è la prescrizione in se stessa che diventa un precedente discutibile e singolare.

Perché allo stesso modo si potrà far pagare, per esempio, l’accesso verso Maslana e le cascate del Serio, l’accesso ai sentieri intorno alla Presolana e paradosso per paradosso anche un “fiorino” per varcare il confine con la Valle di Scalve o da Lizzola verso la Manina, o il sentiero per il Passo degli Sposi, la valle di Rusio, La Danza Macabra, la Diga del Gleno, il Bögn di Riva e lo stesso accesso a Città Alta (immaginate le gabelle a Porta Sant’Agostino: “Chi siete?” Quanti siete?” “Un fiorino!”) e poi perché non far pagare l’ingresso ai santuari, ai borghi più belli d’Italia come Gromo e Lovere.

Praticamente si sta stabilendo che la Valvertova è un Museo naturale: e appunto una classificazione del genere potrebbe essere estesa dai Comuni per rimpinguare le loro casse asfittiche.

Probabilmente un ricorso al Tar annullerebbe la delibera di Vertova. Ma per fare ricorso qualcuno deve metterci i soldi. Molto più di “Un fiorino!”. ..

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