Valle di Scalve – la valle del petrolio idroelettrico

 

Solo la memoria popolare fa riandare ai “busitì dol Viganò” quando all’inizio del secolo scorso ci fu il miracolo dell’energia elettrica in valle di Scalve (i busitì erano le lampadine che illuminarono la chiesa di Vilminore). I Viganò venivano da fuori valle ma avevano intuito le potenzialità dello sfruttamento dei torrenti scalvini. Lo sfruttamento delle acque per la produzione di energia elettrica, dopo le grandi dighe costruite all’inizio del secolo scorso, negli ultimi decenni sembrava “rottamata” in favore delle energie petrolifere e in altri paesi dell’uranio. La carenza e il costo del petrolio, gli “incidenti” delle centrali nucleari, hanno fatto ripensare allo sfruttamento dei torrenti. Insomma si torna, anche con robusti “incentivi” a costruire centrali. Ma sembra una sorta di “fai da te”, non più grandi dighe, ma “piccolo è bello e meno pericoloso”.
Due pagine su araberara in edicola raccontano come il futuro della piccola valle potrebbe essere per l’economia una bella boccata d’ossigeno. Ma c’è un risvolto negativo: quello di torrenti e torrentelli che per tratti notevoli sono senz’acqua o quasi (salto il minimo di rilascio, non sempre rispettato) e compromettono l’equilibro ambientale, oltre al paesaggio. E poi il fatto che il tutto è condizionato dalla piovosità per le centraline alimentate a sorgente (e sono parecchie). Infine il rapporto pubblico-privato con le “compensazioni ambientali” spiegate nelle varie schede di supporto all’inchiesta.
SU ARABERARA IN EDICOLA PAGG. 4-5

Solo la memoria popolare fa riandare ai “busitì dol Viganò” quando all’inizio del secolo scorso ci fu il miracolo dell’energia elettrica in valle di Scalve (i busitì erano le lampadine che illuminarono la chiesa di Vilminore). I Viganò venivano da fuori valle ma avevano intuito le potenzialità dello sfruttamento dei torrenti scalvini. Lo sfruttamento delle acque per la produzione di energia elettrica, dopo le grandi dighe costruite all’inizio del secolo scorso, negli ultimi decenni sembrava “rottamata” in favore delle energie petrolifere e in altri paesi dell’uranio. La carenza e il costo del petrolio, gli “incidenti” delle centrali nucleari, hanno fatto ripensare allo sfruttamento dei torrenti. Insomma si torna, anche con robusti “incentivi” a costruire centrali. Ma sembra una sorta di “fai da te”, non più grandi dighe, ma “piccolo è bello e meno pericoloso”.

Due pagine su araberara in edicola raccontano come il futuro della piccola valle potrebbe essere per l’economia una bella boccata d’ossigeno. Ma c’è un risvolto negativo: quello di torrenti e torrentelli che per tratti notevoli sono senz’acqua o quasi (salto il minimo di rilascio, non sempre rispettato) e compromettono l’equilibro ambientale, oltre al paesaggio. E poi il fatto che il tutto è condizionato dalla piovosità per le centraline alimentate a sorgente (e sono parecchie). Infine il rapporto pubblico-privato con le “compensazioni ambientali” spiegate nelle varie schede di supporto all’inchiesta.

SU ARABERARA IN EDICOLA PAGG. 4-5