VAL DI SCALVE – Un veneziano in valle: Giorgio Cordini, i suoi 8 anni con De André e un’estate con le sue “canzoni civili”

Cosa ci fa uno che è nato a Venezia a Barzesto? (Barzesto è una frazione di Schilpario). Giorgio Cordini è un musicista di fama nazionale, chitarrista che ha una lunga storia alle spalle, una storia di girovago non solo per concerti ma anche per la ricerca di un posto dove abitare, dove stare, dove invecchiare. E’ nato a Venezia nel 1950, zona Castello, poi ha abitato a San Marco vicino allo storico teatro “La Fenice”.

“Mio padre Bruno era bresciano, ma si trasferì a Venezia nel ‘48 per lavoro e lì sono nato. Era una Venezia diversa, quando ci torno non mi ci ritrovo. Ai miei tempi nel pomeriggio, verso le sei, finiti i compiti, ci si trovava tra amici in piazza San Marco: Venezia era dei veneziani! Oggi sarebbe impensabile, c’è un turismo forsennato, quando ci torno resto deluso. Poi mio padre nel ‘67 tornò a Brescia, avevo già 17 anni ed ero all’ultimo anno di liceo perché, come succedeva ai tempi, mi avevano mandato a scuola in anticipo, a 5 anni…”.

Uno che ha vissuto a Venezia fino a 17 anni, deve pur rimpiangere la città più bella del mondo. “La vita è fatta di cambiamenti, non ho rimpianti, sono soddisfatto di abitare qui a Barzesto, dopo Venezia ho vissuto a Brescia, a Rezzato, a Provaglio d’Iseo e adesso ho ristrutturato una vecchia casa qui a Barzesto. Sopra casa mia abita mia suocera, Emilia Giudici, ha compiuto 90 anni nei giorni scorsi, è originaria di Vilmaggiore anche se poi ha abitato a Lovere. Infatti mia moglie Luisa è nata a Lovere”.

I figli? “Sono tutti grandi, il primo è del ‘72, l’ultimo dell’ 82 e abitano abbastanza lontano, ma vengono spesso a trovarci qui in valle”.

Detta così sembra tu ti sia ritirato qui in valle per goderti la vecchiaia… “Per niente, sto programmando concerti per questa estate. Certo, un anno e mezzo di fermo, è stata dura”.

Riavvolgiamo il nastro. Sei a Venezia, con la musica che approccio hai avuto? “Mio padre suonava il violino, non per professione ma per passione, e in casa si sentiva musica, jazz e musica classica perlopiù. Poi mio fratello, che adesso vive in America, seguiva un corso di chitarra. Io andavo a lezioni di piano ma non mi piaceva e ho interrotto, quindi è stato mio fratello che mi ha insegnato a suonare la chitarra, il resto l’ho imparato per conto mio”.

Ma tornato a Brescia fai già parte di un gruppo chiamato “Forneria Marconi”. Sei tra i fondatori della famosa “Premiata Forneria Marconi”…

“No, quello che viene riportato in alcuni siti non è esatto. Con Mauro Pagani eravamo amici e abbiamo fondato il gruppo ‘Forneria Marconi’ perché facevamo le prove a Chiari in un locale sotto la forneria e allora avevamo deciso di rendere omaggio a chi ci ospitava. E’ in seguito che quando Mauro Pagani fonda il suo gruppo lo chiama allo stesso modo aggiungendoci il ‘Premiata’, ma io già non ne facevo parte e non ho partecipato nemmeno alla tournée della ‘Premiata Forneria Marconi insieme a Fabrizio De André, con il quale poi ho suonato per otto anni”.

Appunto. Fernanda Pivano disse che De André non era il Bob Dylan italiano ma era Dylan il De André americano.

“C’ero quando lo disse, in occasione dell’assegnazione del Premio Tenco, credo fosse il ‘92 o ‘93. (in realtà era il 1997 – n.d.r). Fabrizio era diverso da come me lo avevano descritto: introverso, chiuso, severo, sempre… incavolato e con la fama di bere molto. Per niente, quando l’ho conosciuto io aveva smesso, era chiacchierone, gentile e affabile. E soprattutto aveva una cultura sterminata e non te la faceva pesare”…

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