VAL DI SCALVE – IL CASO DEL “BINOCOLO” – Gleno: aspettando l’assemblea del 27 febbraio e le decisioni del Parco

Il 27 febbraio cade di sabato e come disse quel parroco di Bueggio per il disastro del Gleno “Dio non paga di sabato”. Quel giorno della tragedia era di sabato. E di sabato è anche (ma non sarà certo una tragedia, al massimo uno scontro) il giorno dell’assemblea del 27 febbraio in cui ci si confronterà su quel progetto della struttura ricettiva nella conca del Gleno, il “binocolo” che adesso non piace più a nessuno. Più di mille firme raccolte “contro” peseranno, aleggiando sull’assemblea. Che il presidente del Parco Yvan Caccia aveva fissato con un massimo di 20 partecipanti. I portavoce del Comitato che hanno raccolto le firme non sono stati d’accordo, troppo pochi e hanno pensato di chiedere al sindaco Pietro Orrù di traferire l’assemblea in un ambiente che possa ospitare più persone. E’ stato contattato l’arciprete di Vilminore don Angelo Scotti che ha messo a disposizione la sala del cinema-teatro e la controproposta è salita alla partecipazione di un massimo di 65 persone. Yvan Caccia in proposito ha delle perplessità: “Avevo chiesto si limitare quella che qualcuno chiama assemblea a un massimo di 20 persone, di assemblea non abbiamo parlato, ma di un incontro limitato”.

Ma il progettista del “binocolo”, l’architetto Mauro Bugada (di Sant’Omobono Terme (Val Imagna) non ci sarà, forse (forse) irritato dalla richiesta di modifiche che gli sono arrivate dallo stesso Parco, titolare della progettazione per la quale aveva emanato un bando e una commissione tecnica aveva appunto scelto questo progetto tra i cinque arrivati. Certamente molto “innovativo” ma anche strutturalmente “debole” al punto che è stato chiesto di modificarne alcune parti, come la copertura del tetto con un telo verde in PVC (ma a quanto trapela la modifica non avrebbe soddisfatto nessuno) e poi i “listelli” in legno posti orizzontalmente e adesso messi verticalmente per favorire almeno lo scorrimento dell’acqua. “Debole” la struttura se posta in una conca a più di 1.500 metri. A illustrare quindi il progetto è stato incaricato dal Comune di Vilminore l’architetto scalvino Matteo Grassi, il quale farà semplicemente da portavoce….

Piero Bonicelli

Avanzo un’idea del tutto alternativa. Perché non pensare a una struttura ricettiva a fianco dell’attuale “baita bassa” in fondo alla conca del Gleno? Si può realizzare con un progetto per una struttura anche più ampia (ristorazione) e attrezzata (con più bagni) con annesso museo. Non incide sul territorio essendoci già la baita e consentirebbe una visione d’insieme del laghetto e dei monconi della diga. La proprietà è, come precisa il sindaco Pietro Orrù, di Enel, per un errore che fu fatto al tempo nella permuta degli alpeggi tra i vari Comuni. “Adesso abbiamo già avuto incontro con Enel Green power per risolvere il problema e valutare di acquisire al Comune baita e terreno”, precisa il sindaco. Se si tratta di un “errore” evidentemente si può correggere. La proceduta era iniziata sotto la mia amministrazione ma si è poi concretizzata con l’amministrazione del mio successore.

L’obiezione è che l’affittuario attuale (ha un migliaio di pecore) verrebbe penalizzato. Al contrario, verrebbe favorito perché potrebbe vendere i suoi prodotti di alpeggio ai visitatori. Inoltre il futuro gestore della nuova struttura potrebbe convenzionarsi anche per il consumo e la vendita del prodotto locale. E ancora: il “pastore” potrebbe avere un ruolo di “insegnante” per la lavorazione dei suoi prodotti e la stessa manutenzione dei suoi animali. Questo consentirebbe di allargare la proposta da quella di semplice punto ristoro a quella di un punto culturale, sia per la storia della diga che per la storia di un settore come quello dell’allevamento e dell’alpeggio e se si vuole perfino dell’alimentazione….

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