TRESCORE – Sana, dal Marocco all’Italia per un cuore nuovo: “Avevo 12 anni ed ero da sola, l’amore della nuova famiglia e quando ho rivisto mia mamma…”

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Sana è una forza della natura, un sorriso grande, i capelli scuri che le cadono sulle spalle e due occhi pieni di vita. Una vita fatta di ostacoli, di sorrisi, di tempeste e di arcobaleni. Sana di cognome fa El Aoud, ha 33 anni, come lascia intendere il suo nome ha origini marocchine. Sana è arrivata dal Marocco più di vent’anni fa, aveva 12 anni e poche speranze di sopravvivere: “Se arriva un cuore nuovo, la tua vita cambierà per sempre”. Quel cuore è arrivato, è iniziato un percorso lungo, intenso, difficile, ma che lei ha affrontato con la migliore delle armi, la determinazione. Sana si schiarisce la voce e inizia a raccontare: “Sono nata e cresciuta in un villaggio a tre ore da Marrakesh, non andavo a scuola, ci andava solo chi poteva permetterselo e così passavo le mie giornate a giocare con i miei cugini e gli altri bambini del villaggio, raccoglievo i frutti che crescevano sui nostri alberi e mia nonna mi portava con sé alle feste, dalle amiche, un po’ ovunque. Mi piaceva molto ballare e tutti dicevano a mia mamma che ero brava e che avrei dovuto coltivare questa mia passione. La mia è stata un’infanzia tranquilla fino agli otto anni, poi ho iniziato a non sentirmi bene, non riuscivo più a saltare la corda, ho iniziato a svenire, a vomitare appena mangiavo qualcosa. Mio zio mi ha portata in ospedale e i medici hanno capito che avevo un problema cardiaco, ma mi hanno prescritto dei farmaci e mi hanno mandato a casa. Non erano serviti a niente, continuavo a peggiorare. Mio papà, che era già in Italia aveva mandato i soldi per farmi fare un ecocardiogramma, mi hanno ricoverato, ma io non ho nessun ricordo di quei giorni. È rimasta con me mia nonna, che dormiva su una sedia di plastica, perché nella stanza c’erano solo il mio letto e un lavandino”.

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Poi le dimissioni e il rientro a casa: “Mia mamma mi vedeva peggiorare continuamente, era disperata. Ha chiamato mio papà e gli ha detto di portarmi in Italia, perché in Marocco non c’era alcuna speranza. Non mangiavo più, ero diventata pelle e ossa e dormivo, dormivo e dormivo… il mio cuore era talmente dilatato che andava a comprimere tutti gli altri organi. Non è stato semplice, un po’ perché mio papà non sarebbe riuscito a seguirmi e un po’ per la burocrazia, ma alla fine sono arrivati i documenti e sono partita…

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