TRESCORE – LE REAZIONI – Viaggio nel quartiere di Bonomelli: il suo bar, la sua edicolante, la sua gente

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La piccola e bianca Torre Eiffel che da decenni troneggia di fronte alla sede dell’agenzia di Onoranze funebri Bonomelli in questi giorni sembra più grigia, triste, spoglia.

Triste e spoglio è anche il grande edificio; all’esterno c’è un furgone dell’agenzia, il motore è spento. C’è silenzio in questa mattina di metà novembre in questo luogo che rappresenta il cuore di quello che può essere definito ‘l’impero Bonomelli’. Un impero e una famiglia segnati dalla tragedia che ha colpito il patriarca Angelo.

Abbiamo fatto un piccolo viaggio in questo quartiere di Trescore Balneario, compreso tra la Statale 42 e le vie Grazia Deledda e Sant’Ambrogio. Da una parte si vedono le colline dei quartieri Canton-Vallesse e Muratello, di Cenate Sopra e Cenate Sotto; dall’altra c’è un altro quartiere, l’Albarotto, con le due grandi scuole Superiori di Trescore, il Liceo Federici e l’Istituto Lotto. Poco più in là c’è la Coop. Questa è una zona residenziale, con tanti condomini e palazzine.

All’imbocco di via Sant’Ambrogio incontriamo un’anziana signora che tiene al guinzaglio un cagnolino. “Conoscevo Bonomelli di vista – risponde con un accento meridionale – ma non abbiamo mai parlato insieme. Ci salutavamo, anche con la moglie. L’ho incontrato anche una settimana fa, qualche giorno prima che…”. La signora si interrompe. Forse la frase sarebbe così continuata: “…qualche giorno prima che venisse ucciso”. Ma lei non pronuncia queste parole, forse per una forma di antico pudore.

Le chiediamo cosa ne pensa di questa oscura vicenda, ma lei taglia corto. “Non so… So solo quello che ho sentito… dove andremo a finire?”. Saluta e se ne va accanto al suo piccolo accompagnatore a quattro zampe.

A una cinquantina di metri di distanza c’è un chiosco; è l’edicola ‘La Lucciola’. Vediamo se è qui che Angelo Bonomelli acquistava i giornali.

L’ultima volta che l’ho visto è stato domenica mattina, il giorno prima della sua morte; era stato qui anche il sabato. Quando è scomparso – spiega l’edicolante – una persona è venuta qui e mi ha chiesto: ‘Hai visto Angelo? I suoi sono preoccupati perché non è tornato a casa’. Io ho risposto che l’avevo visto la domenica, quando era entrato qui a prendere il giornale.

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