TAVERNOLA – SCENARI – Il cementificio riapre. Tutte ipotesi: non si sa ancora l’entità del materiale che si staccherebbe, e quanto finirebbe a lago

Dopo le grandi piogge “ecco il sereno rompe là da ponente alla montagna”. Sì, c’è stato un modestissimo allargamento di 3-4 millimetri poi si è tornati sotto i 2 millimetri.  Alla base del “pratone” è scivolata giù un po’ di terra (la parete rocciosa, appena sotto, è protetta dalle reti). Zona “bianca”. Nessun allarme insomma, tutto resta com’è e gli scenari sullo tsunami redatti dall’Università di Bologna restano cartacei, per fortuna. Anche perché sono arrivati tre mesi dopo, se ci fosse stata la temuta frana potevano… misurarne gli effetti sul lago e sui paesi senza scomodare i computer. A muoversi è il “pratone” oggetto di recupero ambientale negli anni novanta, a destra e a sinistra non si muove niente. Se la Magistratura ha aperto un “fascicolo” evidentemente è perché sollecitata dagli scenari e accuse e contraccuse che chiamano in causa non si sa chi, insomma gli indagati restano “ignoti”.

Anche il Parlamento ha avuto modo di discutere di Tavernola, con l’interrogazione dell’on. Carnevali, diretta (una tantum) al giusto interlocutore, il Ministero della Transizione Ecologia, appena costituito dal Governo Draghi. Il Governo ha risposto che è disposto a dare contributi “sussidiari” alla Regione Lombardia, quando questa li richieda. Altri parlamentari avevano portato la minaccia di frana alle Commissioni Ambiente e perfino Difesa. Difesa? L’esercito è stato interpellato per il suo reparto specializzato nella rimozione di macerie, a Tavernola è arrivata, sollecitata dalla Prefettura, una delegazione militare (Colonnello, Maggiore, Capitano…) per garantire l’eventuale appoggio nell’eventuale sgombero della strada provinciale, a supporto della Protezione Civile. Tutto sempre molto “eventuale”, per fortuna.

Ma in questo periodo se ne sentono di tutti i colori. Intanto la Regione ha mosso studiosi di università varie, Bologna, Firenze, Milano e anche la facoltà di ingegneria ambientale per studiare la frana.

Perché finora si sta parlando (spesso a vanvera) solo di ipotesi. Non si sa nemmeno di quanto materiale consista l’eventuale cedimento, si va dai 700 mila metri cubi stimati all’inizio dai tecnici della proprietà del cementificio, l’ex Italcementi ora Heidelberg, al milione e mezzo e addirittura due milioni e mezzo paventati da altri “aruspici” (quelli che predicevano il futuro analizzando le viscere degli animali). Insomma salta fuori che non si sa ad ora di che entità sia la possibile frana. Poi da Bologna, sulle ipotetiche onde anomale (in bergamasco… tsunami), arrivano quindi scenari proporzionali al volume supposto, a lago andrebbero “solo” 200 mila mc se la frana è di 1 milione, 400 mila se è di 1 milione e mezzo, 700 mila se è di 2 milioni e mezzo. …

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