TAVERNOLA – PREDORE I morti nella Case di Riposo: “La verità è che di fronte a questo uragano a cui eravamo tutti, sottolineo tutti, impreparati, ognuno ha fatto il possibile per proteggere i propri ospiti”. Il duro colpo della morte dell’infermiera Lidia Liotta

L’invisibile coronavirus ha fatto le sue vittime anche nelle Rsa “Villa Serena” di Predore e “Buonomo Cacciamatta – 1836 onlus” di Tavernola. Come successo altrove, il killer ha avuto la meglio sulle condizioni di fragilità di tanti ospiti, nonostante fin dalle prime avvisaglie le direzioni siano subito intervenute con misure restrittive per evitare i contagi.

Sono i numeri dei decessi di questi ultimi mesi la spia che il coronavirus sia stata la possibile causa delle morti: nel mese di marzo 5 a Predore su 25 ospiti contro una media di 7/8 all’anno e 11 su 60 ospiti a Tavernola tra il 1 marzo e il 17 aprile di quest’anno contro i 3 del 2019.

A onor del vero tra gli 11 decessi vanno conteggiati anche due pazienti di Predore trasferiti al Cacciamatta. Si tratta di ipotesi fondate sulle valutazioni cliniche non supportate dai tamponi che l’Ats sta distribuendo solo in questi giorni in misura limitata.

In entrambe le strutture, le prime misure messe in atto sono state in particolare tre, come riferiscono i coordinatori delle Rsa, rispettivamente Tiberio Foiadelli e Pamela Pezzoli: “L’isolamento degli ospiti con febbre, laddove possibile, la fornitura dei presidi per il personale al quale sono state fornite mascherine, tute, guanti, occhiali, igienizzanti acquistati dalle strutture, il divieto di accesso agli esterni”.

Tuttavia sia Regione che Ats comunicavano alle strutture socio-sanitarie che non fosse vietato l’accesso dei parenti, bensì limitato e regolamentato e comunque “in numero non superiore ad 1 per paziente nella fascia oraria del pranzo e della cena”.

“Così abbiamo fatto con le dovute protezioni – spiega il presidente del Cacciamatta Rosario ForestiA mio parere, sarebbe stato tuttavia opportuno evitarlo. Come sarebbe stato opportuno trattenere nella Rsa il personale di servizio. Cosa del tutto impossibile per tante ragioni tra cui la carenza di spazi disponibili e la quarantina di operatori in organico”.

La psicologa, coordinatrice del Cacciamatta per libera scelta ha deciso di fermarsi per poter gestire al meglio le problematiche e soprattutto intervenire tempestivamente: “Abbiamo agito con scienza e coscienza e malgrado le misure di contenimento adottate non abbiamo potuto impedire che qualcuno si contagiasse”.

A far luce sui fatti interviene Foresti: “La verità è che di fronte a questo uragano a cui eravamo tutti, sottolineo tutti, impreparati, ognuno ha fatto il possibile per proteggere i propri ospiti, districandosi tra le contraddittorie disposizioni impartite da Regione e Ats. Quest’ultima comunicava a tutte le Rsa il divieto di sospendere o interrompere il servizio, pena contestazioni per interruzione di pubblico servizio e messa in discussione degli accreditamenti….

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