Svolta nelle indagini della morte di Laura Ziliani: arrestate le figlie e il fidanzato di una delle due

In carcere. Due delle tre figlie di Laura Ziliani, la prima e la terza, Silvia 27 anni fisioterapista e Paola 19 anni, studentessa di Economia e il fidanzato di Silvia, Mirto Milano, 28enne. Svolta nelle indagini della scomparsa e morte dell’ex vigilessa di 55 anni scomparsa da Temù (alta Valcamonica) l’8 maggio e poi ritrovata morta. Questa mattina a Brescia e nella provincia di Bergamo, i carabinieri del Comando Provinciale di Brescia, coordinati dalla Procura, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Brescia nei confronti dei tre. Le due ragazze hanno una sorella, che non è mai stata indagata e che ha problemi di salute. Il fidanzato di Silvia, Mirto Milani è nativo di Calolziocorte, nel Lecchese, anche se ora vive nella Bergamasca. E’ laureato in Psicologia, ha studiato al Conservatorio Giouseppe Verdi di Milano ed è un sopranista. Indagini cominciate dalla Compagnia di Breno hanno da subito evidenziato parecchie anomali nel racconto dei tre, e già a fine giugno erano stati iscritti nel registro degli indagati. Per loro l’accusa è di omicidio volontario, aggravato dalla relazione di parentela con la vittima e occultamento di cadavere. Il corpo era stato ritrovato tre mesi dopo la scomparsa, l’8 agosto, tra il fiume Oglio e la vicina pista ciclabile. Il cadavere non era riconoscibile in volto ed era nascosto tra rami e foglie. La donna indossava solo biancheria intima. È stata riconosciuta grazie a un paio di orecchini e a una cisti presente sul piede: poi successivamente la conferma è arrivata con l’esame del Dna. Il medico legale, durante l’autopsia, non ha trovato lesioni esterne.

Le ricostruzioni

Il mistero della ‘tisana’ che avrebbe fatto dormire Laura per 36 ore
Narcotizzata? Sonno indotto? Avvelenamento? Da giorni gli inquirenti sono alle prese con un indizio inquietante, una tisana che un mese e mezzo prima della morte avrebbe fatto dormire Laura Ziliani per 36 ore. Le indagini proseguono serrate e nella Rsa di Ponte di Legno dove lavorava la figlia sono stati fatti alcuni controlli, passati in rassegna tutti i farmaci ma al momento sembra non ne manchino. Controllate anche tutte le farmacie dell’Alta Valle Camonica, non si sa su questo fronte cosa abbiano trovato gli inquirenti. La figlia più grande della Ziliani aveva un contratto semestrale con la Rsa di Ponte di Legno, fisioterapista, contratto cominciato il primo dicembre 2020 e che doveva proseguire fino al 31 maggio ma il 7 maggio è stato l’ultimo giorno di lavoro, il giorno dopo la mamma, Laura Ziliani è scomparsa. Il 10 maggio la figlia ha chiamato la struttura raccontando che visto quello che è successo si prendeva un periodo di aspettativa e dopo qualche giorno si è dimessa. E questo è uno dei tanti punti che lascia qualche dubbio, la ragazza, almeno dalle ricostruzioni, aveva buoni rapporti con tutti, e per anni aveva cercato di trovare un posto da fisioterapista, dopo gli studi all’università proprio in questo ambito. Studi pagati dalla madre che aveva anche a disposizione un patrimonio immobiliare che superava il milione di euro. Anche per questo si parla di omicidio per motivi economici. Ma per ora di cose certe ce ne sono poche. Restano iscritti nel registro degli indagati la figlia maggiore e quella minore oltre che il fidanzato della prima figlia. Fidanzato che viveva a Temù e che lasciava l’abitazione della figlia quando Laura Ziliani tornava. Le due ragazze in paese le conoscono tutti, il papà era di Temù e Laura era stata vigilessa proprio lì. Ma ora le indagini sono indirizzate su quelle 36 ore di sonno che sarebbero sopraggiunte dopo aver bevuto una tisana un mese e mezzo prima di sparire. Difficile, anzi impossibile secondo i medici che una normale tisana possa far dormire così tanto, diverso il discorso se sono state aggiunte sostanze particolari. Le stesse benzodiazepine, che poi si trovano nel Lexotan, Tavor ecc, e che vengono prescritte per dormire, aiutano si a dormire ma per un numero limitato di ore, 8 o 10 ore non certo 36, gli esperti nel caso di 36 ore parlano di sonno indotto. Quel sonno che viene predisposto nei reparti di rianimazione per tenere un paziente nel sonno prolungato oppure nel caso delle anestesie. Da capire se questi farmaci si possono procurare nelle farmacie e sembra di si. Ma se in farmacia serve la ricetta in alcuni casi su internet si trovano anche senza. In questo caso vengono chiamate ‘designer benzodiazepine’, come ad esempio il caso dell’omicidio con il tallio a Desio. Gli esami tossicologici dell’autopsia potrebbero segnare la definitiva svolta delle indagini.
Quel corpo seppellito due volte? Il patrimonio immobiliare e quei rapporti con le figlie
Il corpo è stato ritrovato. Un po’ alla volta i tasselli del puzzle si ricompongono ma il mistero resta e dovrebbero contribuire a risolverlo gli esami sugli organi interni. Il corpo è stato ritrovato domenica 8 agosto proprio a Temù, in un bosco vicino all’argine del fiume Oglio, tre mesi esatti dopo la scomparsa, dall’8 maggio all’8 agosto. La ciste sotto il piede destro ha fatto capire subito che il corpo era quello di Laura. Poi il Dna tra il campione prelevato dal corpo e quello di Lucia, 24 anni, l’unica figlia non indagata per la morte. Sul registro degli indagati il Pm Caty Bressanelli ha infatti iscritti Silvia, 27 anni, la figlia più grande e la più piccola Paola, 19 anni, oltre al fidanzato di Silvia. Sul corpo di Laura nessun segno di violenza o lesioni. La Tac che è stata eseguita sul corpo ha evidenziato come non ci siano fratture, quindi viene esclusa la possibilità dell’incidente in montagna. E poi ci sono tutti gli altri elementi che già prima del ritrovamento del corpo avevano fatto dubitare gli inquirenti e cioè il fatto che Laura non avesse il suo orologio GPS da cui non si separava mai e non aveva portato nemmeno il telefono. Sul corpo solo resti di una canotta e slip che di solito si usano per dormire, non certo per andare in montagna. Nei polmoni nessuna traccia di acqua. Acqua che però avrebbe contribuito a trascinare il corpo da un punto all’altro dopo le esondazioni delle scorse settimane. Il corpo era in avanzato stato di decomposizione ma ‘ben conservato’ e non gonfio, come se non fosse stato tra le interperie per tre mesi, in quella zona ci sono anche animali selvatici. Da valutare quindi anche un possibile spostamento del corpo di Laura, forse in un primo momento era stato conservato in un luogo asciutto e riparato e poi trasportato lì sino quando un bimbo in vacanza con la famiglia non lo ha trovato per caso. Anche gli organi interni sono in buono stato, ed è proprio dall’analisi degli organi interni che si potrebbe capire qualche cosa di più, soprattutto dal fegato che svelerebbe se Laura sia stata narcotizzata o avvelenata. Scartata l’ipotesi del soffocamento, secondo gli esperti ci sarebbero segni evidenti soprattutto a livello oculare. Si è fatta largo anche l’ipotesi delle due ‘tombe’, la prima quindi in un luogo coperto e asciutto e la seconda in una buca scavata di fretta in montagna che però non ha resistito all’acqua dell’Oglio in questi giorni di piogge. La donna al momento del ritrovamento aveva ancora gli orecchini e secondo il direttore di Medicina legale degli Spedali riuniti di Brescia gli ‘organi interni in ottimo stato’. Era coperta solo di un leggero strato di sabbia e terra che fa pensare a un tentativo di sepoltura in un luogo non troppo profondo. In paese e in Alta Valle non si parla d’altro, qui Laura la conoscevano tutti. Nel 2012 aveva perso il marito travolto da una slavina. Il sindaco di Temù Giuseppe Pasina sin dal primo giorno della scomparsa aveva nutrito dubbi sull’ipotesi incidente in montagna. E poi dopo il ritrovamento si erano rincorse voci strane anche relative al fatto che il corpo era senza capelli, in realtà come hanno dichiarato i medici si tratta di una normale conseguenza port mortem. E poi i vestiti, indossava solo biancheria intima e in tre mesi è stata ritrovata solo una scarpa, lei che usciva di casa sempre ben attrezzata. Si aspettano quindi gli esami tossicologici, Paola, Silvia e il fidanzato Mirto restano indagati .Sembra ci siano stati dissidi economici, i tre volevano trasformare la casa di famiglia di Via Ballardini in un bed and breakfast ma Laura non voleva, lì si rifugiava quando tornava da Roncadelle. Laura che aveva decine di appartamenti tra Temù, Malonno, Edolo e Brescia.