SELLERE – IL PERSONAGGIO – Le prime cento candeline di Maffeo Amadori. “Sono andato a scuola fino alla terza Elementare, non ho fatto la quarta a Sovere perché secondo il dottore avevo il cuore in disordine… e invece sono arrivato a 100 anni”

Non ho visto la Spagnola, perché quando sono nato era già passata, ma ho fatto in tempo a vedere l’epidemia di Covid…”.

Maffeo Amadori sorride e il suo è un sorriso lungo un secolo. I suoi occhi si accendono, occhi che hanno visto di tutto da quel lontanissimo 29 dicembre 1920, quando è nato nel piccolo borgo di Sellere, che in quei tempi era un Comune (solo qualche anno dopo sarebbe stato unito a Sovere, di cui è diventato frazione).

Quando il piccolo Maffeo ha aperto i suoi occhi, la Grande Guerra era un ricordo ancora vivo e gli italiani si leccavano le profonde ferite causate dal lungo conflitto e dalla terribile influenza Spagnola. La situazione politica era complicata (tanto per cambiare…) e di lì a un paio d’anni Benito Mussolini sarebbe diventato capo del Governo. Il Paese stava lentamente scivolando verso una dittatura ventennale. La povertà e la fame erano diffuse ovunque.

E lui, Maffeo ha vissuto tutto questo, il regime e la Seconda Guerra Mondiale, la ricostruzione e il miracolo economico, il benessere, gli anni di piombo, il passaggio al nuovo millennio e, adesso, il caos generato dal Covid.

Maffeo è seduto al tavolo della sua cucina. Dietro di lui, oltre la finestra, si vede, al di là del Borlezza, il paese di Pianico e le montagne che abbracciano il Lago d’Iseo. In lontananza si sentono le urla di ragazzini che giocano a calcio nelle strette vie del centro storico di Sellere.

Mi arrangio da solo qui nel mio appartamento – dice nonno Maffeo – faccio un po’ anche i mestieri… poi i figli e la nuora mi danno una mano. Però cucino ancora da solo, magari mi portano qualcosa di particolare come le costine con la verza, che mi piacciono molto”.

Sì, il centenario Maffeo è veramente in forma ed è molto lucido. Parlare con lui è come parlare con una persona di 50 anni più giovane.

Adesso però non esco più di casa. Faccio un po’ di fatica a fare le scale ed ho paura di cadere, Però non mi posso lamentare”.

Passa quindi le sue giornate a guardare la televisione e a leggere i giornali. Sì, lo sottolineo con un certo orgoglio, nella cucina di Maffeo c’è anche una copia di Araberara.

Lo legge sempre – sottolinea sua nipote Eleonora – gli piace molto leggere, come anche guardare la televisione”.

Quando si incontra una persona molto anziana, nasce spontanea una domanda: qual è il segreto per arrivare a cent’anni? L’ho chiesto anche a Maffeo, che sorride.

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