SCHILPARIO – Nonna Tugnìna: 102 anni, 4 figli, 9 nipoti, 16 pronipoti: ecco i numeri della felicità

A riassumere la vita di ‘Nonna Tugnìna’ basterebbero alcuni numeri: 102, il numero degli anni che compirà il prossimo 15 giugno; 4 che è quello dei figli, 9 che è il numero dei nipoti e 16, a quantizzare la schiera dei pronipoti. Una lunga esistenza operosa e feconda che ci raccontano, all’unisono, le nipoti Luisa, Silvia e Stefania: 

Antonia Carobbio nasce a Schilpario nel 1919 da Angelo e Maria Buona Mora, nella famiglia soprannominata dei ‘Ciudaröi’  perché dedita, un tempo, alla fabbricazione di chiodi. La sua vita da giovane è la stessa dei compaesani, che vivono poveramente del lavoro della miniera e di quello dei boschi. Il padre fa lo ‘strüsì’, cioè trasporta il carbone ricavato dai boschi ai forni fusori, dove poi si cuoce il minerale estratto dalle miniere. Il sostentamento è assicurato da una mucca, da alcuni animali da cortile e naturalmente dal maiale. Quarta di sei fratelli (Girolamo, Luigi, Tommaso – che dopo la guerra si trasferì in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone –  Mario, Antonia, e Agnese che dopo il matrimonio si è trasferita in Liguria per il lavoro del marito), frequenta la scuola elementare per 5 anni, poi, come era consuetudine a quei tempi, mentre i ragazzi aiutavano il lavoro in famiglia, alle ragazze restava il compito di occuparsi della casa e dei fratelli. Antonia lo fa con impegno, mettendo a frutto la sua passione per il lavoro di cucito, per il ricamo e per il lavoro a maglia. Nello stesso tempo coltiva anche un hobby particolare: fabbricare bambole e cucire i loro i vestitini: noi nipoti ricordiamo bene che alle nostre bambole cuciva i vestiti direttamente sulla schiena in modo che noi non le potessimo svestire, perché le bambole svestite proprio non le voleva vedere!”.

Da ragazza, insieme alle sue coetanee, Antonia  va a raccogliere l’erba per foraggiare le mucche raggiungendo, calzata dei soli zoccoli e con il gerlo pesante sulle spalle, anche nei prati più alti e sui pendii più ripidi. Il viaggio di andata e ritorno era molto lungo e le ragazze stavano fuori tutta la giornata, per ritrovarsi poi la sera nelle stalle con gli amici della contrada a raccontare i fatti del giorno e qualche volta a cantare. ..

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