PREMOLO – LA STORIA – “Mio marito Cleto poteva essere salvato? Continuavano a dirci che non era Covid, che eravamo agitati per niente”

“Passano i giorni, le settimane e i mesi ma io continuo a pormi le stesse domande: Avremmo potuto salvarlo, mio marito? Se anche il nostro medico di base non si fosse ammalato, se qualcuno avesse risposto da subito alle nostre telefonate, se gli operatori delle ambulanze non avessero sminuito la gravità delle sue condizioni, dicendoci che non aveva nulla di grave, mentre invece stava morendo…”.

Tullia Deleidi, 66 anni, non riesce a trattenere le lacrime, mentre si pone per l’ennesima volta domande cui nessuno ha mai risposto e rievoca le tappe della ‘via crucis’, l’ennesima che raccontiamo, che le ha portato via il marito, Ancleto (il nome è proprio Ancleto) Seghezzi, 70 anni, proprio nel marzo scorso, nel periodo più buio della pandemia.

“Mi ero accorta che da un po’ di giorni mio marito era un po’ strano, si sentiva stanco, giocava poco con la sua adorata nipotina, aveva una febbriciattola ostinata… Chiamare il nostro medico di base, il dott. Sala, era impossibile perché si era ammalato gravemente anche lui. Non so quante telefonate ho fatto, chiamavo tutti i numeri che ci suggerivano i giornali e la tv, ma niente, non rispondeva mai nessuno. Allora decidemmo di chiamare di nuovo il 112 e arrivò un giovane che, dopo aver sottoposto mio marito ad un veloce cardiogramma, sentenziò: ‘Questo non è un caso di Covid-19,  lei e suo marito siete solo in preda all’agitazione perché siete anziani e siete soli, curatelo con la tachipirina’. Detto questo fece per andarsene; mio marito, con grande fatica, si alzò per seguirlo, ma subito cadde a terra come morto. Aveva 40 di pressione, ma il giovane soccorritore disse che era solo spaventato dalle tute e dalle mascherine e che si sarebbe presto ripreso, e se ne andò, suggerendoci solo di appoggiarci a nostra figlia Catia, che io invece non volevo venisse in casa perché avevo paura che rimanesse contagiata. A mio marito dovevamo dare antibiotici e tachipirina, ma lui non deglutiva più, respirava a fatica”….

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