PONTE NOSSA – Il Coronavirus non cancella la Festa del Mas. L’albero di maggio è stato issato in gran segreto, a ranghi ridotti, dai Soci del Mas, che hanno assicurato la continuità dell’antica tradizione anche in tempi di epidemia

L’abete era già pronto, era stato tagliato in un bosco di Ardesio, come da tradizione, all’inizio del febbraio scorso, in attesa di essere trasportato in paese in festoso corteo, verso la fine di aprile, benedetto sul sagrato della Chiesa e poi lasciato al piedi del Pizzo Guazza da dove, il primo maggio i Soci l’avrebbero trasportato su per la montagna ed issato sul cucuzzolo del Pés, per farlo svettare da lassù, accanto alla Madonna degli Alpini, fino alla vigilia del 2 giugno, festa dell’Apparizione.

Abbiamo scritto al condizionale  perché proprio a marzo sono arrivati i decreti di contrasto del Covid19: niente raggruppamenti, niente cortei, niente assembramenti, niente cerimonie pubbliche. E perciò cancellata anche la Festa del Mas.

Ma nell’animo della gente, nella sua memoria storica, nell’humus profondo che da secoli nutre le tradizioni popolari, ci sono radici difficili da strappare… Avevamo saputo di anziani i quali, non vedendo il Mas dalle loro finestre, si sentivano smarriti, come se quell’assenza fosse il simbolo inequivocabile della tragedia dell’epidemia …Personalmente avevo anche ricordato con nostalgia il senso di soddisfazione che dimostrava mio padre alla vista dell’albero finalmente giunto a destinazione: dopo aver seguito attentamente col cannocchiale, dalla lòbia di casa, l’impresa del suo trasporto sulla montagna -‘spettacolo’ che non si sarebbe perso per nulla al mondo – si rilassava, si  accendeva un sigaro e commentava tutto contento: Meno mal che póa st’an ol Mas l’è sö!….

Ovviamente nemmeno i Soci si rassegnano a questa mancanza e cominciano a pensare ad una soluzione alternativa….

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